No all'intervento sul figlio Blitz di polizia per salvarlo

Nigeriano di 4 anni ha un tumore in fase avanzata all’occhio. I genitori contrari all’intervento: "Speriamo nel miracolo divino". Nessuno riesce a convincerli. Il tribunale dei minori, dopo una perizia, revoca la patrià podestà

No all'intervento sul figlio 
Blitz di polizia per salvarlo

PadovaLa polizia arriva, fa irruzione nell’appartamento di una coppia nigeriana difesa da un combattivo gruppo di connazionali, e alla fine strappa dalle braccia dei genitori un bimbo di 4 anni. Sembra che il mondo gira al contrario, gli agenti padovani paiono guidati da un magistrato-Erode mentre il piccolo forse non potrà mai scordarsi di quelle divise blu, responsabili di un atto così incomprensibile. Ma a Padova la polizia non si diverte a strappare i figli ai genitori. Il mondo giri dalla parte giusta e se gli agenti, non senza difficoltà, sono riusciti a portare a termine la missione affidata loro dal Tribunale dei minori di Venezia, è solo perché tengono alla vita di quel bimbo, evidentemente ben più in pericolo a casa dei suoi.
Questa storia accade nel quartiere di Ponte di Brenta, dove gli assistenti sociali stanno cercando di convincere la coppia di genitori nigeriani a fidarsi e a consegnare il loro bambino ai medici perché possa essere finalmente ricoverato in ospedale. Il piccolo ha 4 anni e da poco gli è stato diagnosticato un tumore all’occhio. In termini medici si chiama «retinoblastoma» ed è il più frequente tumore oculare che colpisce i bambini.
Se preso in tempo, si può curare, si può guarire e soprattutto si possono approntare delle terapie conservative e il meno invasive possibile.
Se invece, come pare in questo caso, purtroppo, la diagnosi arriva in ritardo, non resta che intervenire chirurgicamente per salvare la vita del paziente.
I genitori del piccolo, con ogni probabilità, hanno sottoposto troppo tardi loro figlio alle visite mediche. Di sicuro, poi, ricevuti i risultati delle analisi, i genitori non hanno accettato il verdetto dei medici che parlava di tumore in stato avanzato da estirpare subito. Certamente accettare l’idea che il proprio figlio sia costretto a perdere un occhio non è cosa facile, ma se questa è l’unica possibilità di sopravvivere, qualunque genitore capirebbe. Se il bisturi non interviene subito, il tumore si propaga rapidamente e il piccolo va incontro a morte certa. Di fronte a questa tragica diagnosi, i genitori nigeriani però reagiscono in maniera scomposta. «Togliere l’occhio a nostro figlio? No, non se ne parla: speriamo in un miracolo divino».
Non è la prima volta che la comunità nigeriana rifiuta cure e metodi ortodossi, di medicina per così dire occidentale, ricorrendo piuttosto ad una «terapia tutta familiare» che si impasta anche con un credo tutto particolare. Si pensi, per esempio, ai troppi casi di circoncisione, per motivi religiosi, effettuati in casa da presunte esperte nigeriane e finiti in tragedia per mancanza di adeguate condizioni igieniche. Stavolta il caso è diverso, stavolta tutto accade in ospedale e ci sarebbe tutto il tempo per salvare lo sfortunato bambino. I medici padovani hanno provato a spiegare i termini della questione ricorrendo ad ogni modo. Schietti e diretti su un punto: all’intervento non c’è, purtroppo, alternativa.
Di fronte ai due genitori ostinati, i medici hanno richiesto l’intervento dei servizi sociali davanti ai quali, comunque la coppia è parsa irremovibile.
Il tumore all’occhio, intanto, avanza, anzi corre. Per i medici dell’ospedale questo è diventato un caso di coscienza: nessuno può lasciar andare un bambino di 4 anni incontro a morte sicura quando potrebbe salvarlo.
Non resta che chiedere l’intervento del Tribunale dei minori di Venezia, che per scrupolo chiede un’ulteriore perizia da parte di un luminare in materia. Che non può fare altro che confermare la diagnosi e la necessità dell’intervento. A questo punto il Tribunale dei minori provvede a sospendere la patria potestà dei genitori nigeriani e manda i poliziotti a eseguire il provvedimento.
Il bimbo, dopo il traumatico distacco dai genitori, è già assistito da un’équipe di oculisti padovani e non riesce a capire come mai quegli «uomini vestiti di blu» lo abbiano portato via da mamma e papà. Lo capirà presto. E pare che gli stessi genitori, dopo le ulteriori proteste inscenate in ospedale insieme agli altri della comunità nigeriana, stiano cominciando a rendersi conto che il «giudice divino» su cui facevano tanto affidamento potrebbe avere delegato la propria saggezza al giudice veneziano.

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