"Nomadland" vince. Super Favino convince

Leone d'Oro al film con Frances McDormand. All'italiano la Coppa Volpi per "Padrenostro"

Venezia. Il Leone d'Oro è donna. Dieci anni dopo Somewhere di Sofia Coppola è una giuria presieduta da una donna, Cate Blanchett, a far entrare nella storia della 77a Mostra internazionale d'arte cinematografica il nome di Chloé Zhao per il suo Nomadland: è solo la quinta regista a ottenere il premio più ambito. Nata a Pechino nel 1982, ma da più di 12 anni attiva nel cinema americano, Chloé Zhao i film se li produce, li scrive, li monta e li dirige. Venezia così, ancora una volta (lo scorso anno con Joker), stringe i legami con il cinema statunitense, quest'anno un po' assente per i noti motivi della pandemia, e si inserisce nella corsa agli Oscar dal momento che l'attrice del film, un'eccezionale Frances McDormand in viaggio in camper nell'Ovest degli Stati Uniti come una nomade moderna con un lavoro e una vita precaria, sarà sicuramente una delle protagoniste nella notte delle statuette.

Continuando su questa stessa scia va dunque segnalata anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Vanessa Kirby, la popolare attrice britannica della serie tv The Crown presente in ben due film a Venezia, premiata per Pieces of a Woman di Kornél Mundruczó in cui è protagonista di una drammatica sequenza iniziale di un parto in casa.

A tenere alta la bandiera del cinema al femminile, che ha contrassegnato questa edizione numero 77, un po' speciale ai tempi del Coronavirus e organizzata in maniera impeccabile dalla Biennale presieduta da Roberto Cicutto, ci ha pensato Anna Foglietta che ha condotto, ipse dixit, «una serata storica di premiazione» (in effetti una Sala Grande con tutti gli ospiti con le mascherine e molti premiati in collegamento video non s'era mai vista), mentre la giuria, presieduta da Cate Blanchett e composta da Matt Dillon, Veronika Franz, Joanna Hogg, Nicola Lagioia, Christian Petzold e Ludivine Sagnier, è riuscita nel miracolo di premiare alcuni dei film più interessanti della selezione, per la verità un po' discontinua, dei 18 titoli scelti dal direttore uscente (ma probabilmente rientrante) Alberto Barbera. Così il Leone d'Argento - Gran premio della giuria è andato al messicano Michel Franco che, con Nuevo orden, ha firmato uno dei film più dirompenti e violenti di questa edizione. Mentre l'altro Leone d'Argento - Premio per la migliore regia è andato all'elegante Wife Of A Spy in bianco e nero del giapponese Kiyoshi Kurosawa, storia di spie durante la Seconda guerra mondiale.

Sempre di storia, quella dell'Unione Sovietica che nel 1962 ha soffocato nel sangue uno sciopero dei lavoratori, parla Cari Compagni! di Andrei Konchalovsky, Premio speciale della giuria. A sorpresa il premio per la migliore sceneggiatura è andato a uno dei film più interessanti proposti in concorso, si tratta di The Disciple di Chaitanya Tamhane, un viaggio profondo e ipnotico all'interno della musica classica dell'India Settentrionale firmato da un regista di 33 anni.

Fino a qui tutto bene? E gli italiani? Non pervenuti. Dei quattro film in concorso, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, Notturno di Gianfranco Rosi, Le sorelle Macaluso di Emma Dante, solo Padrenostro di Claudio Noce (a differenza degli altri, non è targato Rai Cinema o 01 Distribution ma Vision/Sky) ottiene un riconoscimento con la Coppa Volpi andata a Pierfrancesco Favino che conferma le sue doti di grande interprete in un anno per lui particolarmente fortunato (solo pochi mesi fa il premio David di Donatello per Il traditore di Marco Bellocchio).

A proposito di attori, l'iraniano Rouhollah Zamani, assente purtroppo al festival perché positivo al Coronavirus, ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come giovane attore emergente per Sun Children di Majid Majidi.

Da segnalare infine nella sezione «Orizzonti» il premio per la migliore sceneggiatura andato a Pietro Castellitto per il suo dirompente film d'esordio, I predatori.

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