La nuova Boldrini paladina degli immigrati specializzata in banalità

Milanese 45enne, portavoce Onu per i rifugiati: è già sulle orme della "presidenta". La sua ricetta? Accogliamoli tutti

La nuova Boldrini paladina degli immigrati specializzata in banalità

Non diffidate dalle imitazioni. Nuove generazioni di boldrine avanzano, perché di pasionarie dei diritti (sulle spalle degli italiani) non ce n'è mica una sola. Prendete il curioso caso di Carlotta Sami. È la donna che dal 2014 occupa la poltrona lasciata libera dalla president a della Camera. Milanese, anni 45, capelli neri scompigliati al vento sul molo di Lampedusa in attesa del prossimo sbarco, è lei adesso la portavoce Unhcr per il Sud Europa ossia capo ufficio stampa presso l'ufficio romano dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Un incarico di grande importanza strategica, solo a scriverlo occupa tre righe sui giornali, ma che tuttavia l'aveva lasciata pressoché nell'anonimato per un annetto. Fino all'assedio dei barconi e alle morti in fondo al Mediterraneo di queste settimane. Così, di colpo, una dichiarazione della Sami è diventata un ingrediente fondamentale in ogni servizio giornalistico sulle tragedie del mare, che esca sul Corriere della Sera o sul Manifesto poco importa, ché «facciamoci spiegare come si opera sul campo...».

Pazienza se la trincea vip da cui battersi per l'accoglienza dei rifugiati è, spesso, il salotto dei talk show televisivi. Da Ballarò a DiMartedì , da Gazeb o al Tg3, le telecamere si contendono il prezioso contributo della Sami quasi più dei soccorritori sulle coste prese d'assedio dai disperati. Meglio ancora, quando si riesce nell'impresa di alimentare la zuffa con il Salvini di turno. L'ultima volta a Piazzapulita è andata di lusso, perché ad alzare la voce con la nuova paladina dei migranti è stato un insospettabile come Massimo Cacciari. A sentire la protettrice degli asilanti che illustrava uno dei suoi cavalli di battaglia - quello dei blocchi navali inattuabili, meglio dei lasciapassare per tutti -, l'ex sindaco di Venezia è sbottato: «Il blocco navale non rientra nella nostra cultura? Ma se con l'Onu abbiamo fatto le guerre e ucciso persone in Africa... ci prendete per cretini?».

Che volete, «non ci sono soluzioni semplici», ripete come un mantra la portavoce quando viene interpellata. A giudicare da quello che suggerisce per risolvere l'emergenza, non abbondano nemmeno soluzioni sensate. Fioccano invece concetti talmente dirompenti da far venire giù l'intero Palazzo di vetro. Breve escursione nel vuoto pneumatico di qualche virgolettato a caso: «C'è tantissimo lavoro ancora da fare»; l'immigrazione «non è una minaccia ma un'opportunità»; «la nostra sarà un'attività di monitoraggio costante»; «l'integrazione è un patrimonio della cultura italiana» e l'immancabile «l'Italia ha bisogno del supporto dell'Unione europea». Le banalità, purtroppo a differenza di quegli scafi maledetti, non affondano mai.

Guai a parlarle di rischio «invasione», è roba da razzisti in camicia verde. D'altronde se le parole d'ordine sono «accoglienza a tutti i costi» e «torniamo a Mare Nostrum» - tanto i milioni deve cacciarli l'Europa, cioè anche noi italiani - è chiaro che la lista delle priorità prenda una piega surreale. Ecco la vera urgenza per la Sami: «Primo obiettivo è ricongiungere le famiglie divise dei richiedenti asilo» (intervista del 26 aprile al Giornale di Sicilia ). Altro che flussi da governare e pericolo di infiltrazioni terroristiche. E ancora, quest'anno l'Italia spenderà più di un miliardo di euro per accogliere i profughi (40 euro al giorno per ciascuno di loro)? L'iter per la concessione dell'asilo si allunga, non riusciamo più a gestire la situazione? Tranquilli, Carlotta conosce il problema e la butta lì così: «Effettivamente per ora abbiamo la difficoltà di dare accoglienza a 70mila persone. Sappiamo che potrebbero anche diventare 80mila: se tutti gli 8mila Comuni italiani dessero la disponibilità ad accogliere solo dieci richiedenti asilo, noi avremmo risolto il problema...». Elementare, caro Renzi, ma come hai fatto a non pensarci prima! Lei sì, e se è per questo, già a settembre aveva dettato generose ricette in materia. Per i tre milioni di profughi siriani in movimento verso le nostre coste, si raccomandò: «A loro bisognerebbe offrire opportunità concrete per raggiungere l'Europa: per esempio, attraverso visti umanitari. Oppure, attraverso sponsorizzazioni che consentano ai più giovani di studiare nelle nostre scuole, nelle nostre università». Una sorta di «quote migranti» negli atenei, insomma. Ideone.

Il curriculum della Sami poteva forse far sperare in qualcosa di meglio. Laureata in Giurisprudenza, dottorato di ricerca in Teoria generale del Diritto alla Statale di Milano, nel 1995 comincia a occuparsi di diritti umani e di cooperazione allo sviluppo nei campi di rifugiati tra Betlemme ed Hebron. Rientrata in Italia, ha coordinato programmi a favore dei minori in Africa, Medio Oriente, ed Europa Orientale per Save the children , di cui è stata portavoce fino al 2008. Poi è entrata nel board della confederazione europea di ong Concord , infine per due anni è stata direttrice di Amnesty International Italia . La carica che ha regalato notorietà e trono della Camera alla maestra Boldrini era parecchio ambita. Il compito è di sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma dei profughi, partecipare a conferenze e tavole rotonde, vigilare sulle aree più calde degli sbarchi, accompagnare i giornalisti nei centri di prima accoglienza e di identificazione, dare visibilità all'organizzazione sui media internazionali; il tutto per un compenso dai 6mila a 8mila euro netti al mese (più viaggi istituzionali intorno al globo garantiti e benefit assortiti, come previsto dalle tabelle contrattuali dei funzionari Onu). La Sami ha battuto la concorrenza e ora si muove nel solco di colei che l'ha preceduta, non si sa mai porti bene. «Laura Boldrini? Abbiamo già lavorato insieme in passato, mi addolora e preoccupa la violenza degli attacchi che subisce». Magari non la vedremo così presto sullo scranno più alto di Montecitorio, eppure quando leggi sul suo profilo Twitter «racconto di chi fugge da guerre e persecuzioni e cerca rifugio con forza e dignità. Perché sono storie di esseri umani e non numeri», capisci l'aria che tira, ma non nel senso dell'ultima ospitata su La7. Vendola, Tsipras, Landini, scusate: un posticino in lista come si fa a negarglielo...