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Vi ricordate le prime onde gravitazionali? Era il 2015. Oggi sono 390, e ricordate che senza Einstein sbagliate strada

La collaborazione LIGO–Virgo–KAGRA ha pubblicato il catalogo aggiornato GWTC-5.0, che raccoglie tutti gli eventi osservati tra il 10 aprile 2024 e il 28 gennaio 2025, durante la seconda parte del quarto ciclo osservativo, chiamata O4b. In questo periodo sono stati aggiunti 161 nuovi eventi, e dal 2015 a oggi ne contiamo 390

Foto Nasa
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Vi ricordate quando rilevammo per la prima volta, e senza ombra cosmica di dubbio, le prime onde gravitazionali? Era il 2015, e fu un evento mondiale. Anche l’ennesima prova che Einstein ha sempre ragione (non sarebbe stato Einstein, altrimenti).

Nel frattempo non se ne è parlato più, quasi che la rilevazione fosse finita lì. Invece la notizia nuova è che la collaborazione LIGO–Virgo–KAGRA ha pubblicato il catalogo aggiornato GWTC-5.0, che raccoglie tutti gli eventi osservati tra il 10 aprile 2024 e il 28 gennaio 2025, durante la seconda parte del quarto ciclo osservativo, chiamata O4b. Bene, in questo periodo sono stati aggiunti 161 nuovi eventi, e dal 2015 a oggi ne contiamo 390. Da conferma eccezionale della relatività a quotidianità, anche per questo non se ne parla più (è un po’ quando citiamo lo sbarco sulla Luna, quelli successivi all’Apollo 11 nessuno se li ricorda, neppure i negazionisti).

Nel catalogo c’è anche la migliore localizzazione mai ottenuta per una sorgente di onde gravitazionali: si chiama GW240615, evento rilevato il 15 giugno 2024 dai due LIGO statunitensi e da Virgo in Europa, vicino Pisa. La sorgente è stata localizzata in un’area di appena 6 gradi quadrati nel cielo, un risultato importante perché consente agli astronomi di cercare eventuali segnali elettromagnetici associati nello stesso settore. Era una fusione di due buchi neri di circa 26 e 30 masse solari, avvenuta a più di 3 miliardi di anni luce da noi.

Einstein ha ragione, dopodiché diventa normalità, non fa più notizia. Certo le onde gravitazionali fanno alzare le spalle a chi non si interessa di scienza, eppure molti ignorano tutto ciò che la relatività ha cambiato nella nostra percezione dell’universo e di quello che, dopo Einstein, si chiama spazio-tempo. Il tempo, per esempio, cambia a seconda della velocità e del campo gravitazionale. Scorre più lentamente se vi muovete a velocità molto alte, oppure se vi trovate in un campo gravitazionale più intenso. In montagna scorre un po’ più velocemente che al mare, e siccome parliamo di frazioni infinitesimali di secondo non ce ne accorgiamo. Intorno a un buco nero un’ora può corrispondere a giorni o anni sulla Terra, idem viaggiare a velocità vicine a quella della luce (chi ha visto Interstellar lo sa, peccato che il film si rovini scientificamente quando il protagonista entra nel buco nero e anziché essere disintegrato si collega nel passato dietro la libreria della figlia, con “la forza dell’amore”). Quando tornereste trovereste i vostri amici più vecchi, il tempo per voi sarebbe trascorso più lentamente proprio per gli effetti descritti dalla relatività.

L’uomo comune dirà: vabbè, a me che mi cambia? Cambia eccome. Gli orologi dei satelliti, per esempio, tengono conto della relatività. Gli ingegneri dei primi satelliti erano così prudenti da prevedere anche un sistema di verifica e correzione dell’effetto relativistico, che detta male sembra quasi un interruttore per disattivare Einstein.

Sono tarati diversamente da quelli sulla Terra. Altrimenti, quando seguite il vostro navigatore, invece di arrivare a Roma vi trovereste a destinazione in un campo sperduto laziale. La relatività di Einstein, insomma, è anche nel vostro GPS.

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