Obama vede la ripresa e riconferma Bernanke

Ancora quattro anni. Nel giorno in cui la Casa Bianca pronostica un’America definitivamente fuori dall’incubo della recessione nel 2010, quando l’economia tornerà a crescere di un rotondo 2%, Ben Bernanke ottiene da Barack Obama la conferma a guidare la Federal Reserve per un altro quadriennio. «Ben ha affrontato un sistema finanziario sull’orlo del collasso con calma e saggezza - ha spiegato ieri Obama, interrompendo per una decina di minuti le sue vacanze sull’isola di Marthas Vineyard -; con azioni coraggiose e strategie non convenzionali che hanno contribuito a frenare la caduta libera della nostra economia. Come esperto delle cause della Grande depressione - ha aggiunto - sono certo che Ben non avrebbe mai immaginato di far parte di un gruppo responsabile di evitarne un’altra. Ma grazie al suo temperamento, al suo coraggio, alla sua creatività è esattamente quello che ha contribuito a fare». «Lavorerò per costruire solide basi per la crescita e la prosperità del Paese, in un ambito di prezzi stabili», ha garantito il leader della Banca centrale Usa.
Per Obama, nominare un funzionario che gode di consenso bipartisan come Bernanke (anche se non mancano le voci critiche) non è stato politicamente complicato. Sostituire in un momento delicato come questo una figura cruciale quale il numero uno della Fed, sarebbe del resto stato rischioso. «La strada da percorrere per avere un sistema finanziario del tutto in salute e assistere a una piena ripresa economica è ancora lunga», ha ammesso il presidente Usa. Per il 2009, la Casa Bianca stima una contrazione del Pil del 2,8%, cui farà seguito una ripresa nel 2010 del 2% e un’ulteriore accelerazione nel 2011 (+3,8%). La crisi si farà però ancora sentire il prossimo anno sul mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione in crescita dal 9,3% del 2009 al 9,8%. L’equilibrio della finanza internazionale resta inoltre molto fragile. Occorreva dunque inviare un segnale ai mercati finanziari e alle banche centrali straniere che la Casa Bianca non ha intenzione di cambiare il suo approccio al salvataggio del settore e alla politica monetaria. L’immediata reazione positiva di ieri di Wall Street, debole invece alla chiusura, è la prova di quanto gli investitori abbiano apprezzato il lavoro svolto da Bernanke contro la recessione e il segnale di continuità dato dalla Casa Bianca.
C’è un ulteriore aspetto da considerare nella riconferma di Bernanke. Per l’autunno è prevista una battaglia ancora tutta da giocare per la riforma sanitaria, e l’amministrazione Obama non poteva permettersi la distrazione creata da una spaccatura di continuità alla Fed. Tanto più dopo le cifre sul deficit federale diffuse ieri. Se nel 2008 il disavanzo dovrebbe attestarsi a 1.580 miliardi, un po’ meno di quanto inizialmente preventivato, la stima per il 2010-2019 è intorno ai 9mila miliardi, 2mila in più rispetto alle precedenti previsioni.
La decisione di Obama, salutata con favore dal predecessore di Bernanke, Alan Greenspan («Ha fatto un lavoro eccellente in circostanze estremamente difficili») e dal numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet («Abbiamo avuto un’eccellente e molto ravvicinata collaborazione durante questa fase di sfide eccezionali per l’economia mondiale») e ora attesa al vaglio del Senato, pone fine alle voci circolate con insistenza nello scorse settimane di un arrivo al timone della banca centrale Usa di uno dei principali consulenti economici del presidente, ovvero il direttore del National economic council Larry Summers. L’incertezza di Bernanke si è dissolta mercoledì scorso, quando Obama lo ha convocato nello Studio ovale della Casa Bianca per confermare il rinnovo del mandato quadriennale.

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