Ora l'America chic di Ralph Lauren scopre i jeans in stile anni '30

Il designer più ricco del pianeta crea una collezione ispirata al New Deal. E il denim è un richiamo a rimettersi al lavoro

Ora l'America chic di Ralph Lauren 
scopre i jeans in stile anni '30

New York - Come lui non c’è nessuno: le sue sfilate toccano il cuore, i suoi modelli fanno scattare l’alchimia del desiderio, la voglia matta di comprare anche se gli armadi sono stipati all’inverosimile e non parliamo della scarpiera. Ralph Lauren in passerella ieri a New York con una fenomenale collezione ispirata al new deal di Franklin Delano Roosevelt, è come Re Mida, tutto quello che tocca si trasforma nell’oro della moda: prodotti di buon gusto e al tempo stesso commerciali.

Del resto non a caso è lo stilista più ricco della terra, con un giro d’affari di cinque miliardi di dollari l’anno e 150 negozi di proprietà sparsi ai quattro angoli della terra. Per la prossima estate Ralph Lauren è riuscito a creare un’immagine di donna che sembra un inno allo spirito della Nuova Frontiera, un elegante invito a rimboccarsi le maniche come hanno fatto tutti negli Stati Uniti degli anni Trenta, dopo il crollo di Wall Street. La maggior parte dei capi erano in denim e quelli che non lo erano ne assumevano le sembianze per cui la seta o lo chiffon avevano lo stesso colore e l’aspetto vissuto di un vecchio paio di jeans. Per il giorno si spaziava dal tailleur pantalone con tanto di panciotto al vestitello a piccoli fiori mentre per la sera c’erano salopette trasformate in lunghi e seducenti abiti con strascico, vestiti luccicanti da cocktail fatti però come le camicie del nonno con il plastron a piegoline e il più bel paio di jeans coperto da cristalli che si sia mai visto in passerella. Divini a dir poco tutti gli accessori: dal cappello da Tom Boy (per intenderci il monello di Charlie Chaplin) ai sandaletti a tacco alto e brillantini, dalla borsa per gli attrezzi (nome in codice: Tool Bags) in coccodrillo o lucertola nella stessa tinta dei jeans. Inevitabile ripensare ai romanzi di John Steinbeck tipo Uomini e topi oppure Furore visto che poi lo stesso stilista ha ammesso: «Mi sono ispirato agli operai, ai contadini, alle donne pioniere e ai cow boy: ho sempre ammirato l’onestà dei loro abiti da lavoro ma soprattutto lo spirito indomabile che li animava e che spero ritorni in questo momento per ricominciare a progettare il futuro». Inevitabile commuoversi un po’ sentendo la voce di Bob Dylan nella colonna sonora mentre sui telefonini nel settore della stampa italiana arrivavano via sms le tragiche notizie dall’Afghanistan.

«Mi dispiace tanto per voi, grazie di essere venuti» diceva Tommy Hilfiger che è una delle persone più cortesi e simpatiche nel fashion system internazionale a tutti gli italiani intervenuti all’inaugurazione del suo magnifico Global flagship store: 2.000 metri quadri su quattro piani nel cuore della Quinta Strada dove non ci sono altre griffe americane perché i marchi europei hanno letteralmente colonizzato la strada più elegante di New York. «È un posto talmente iconico, per me essere qui è un sogno che si avvera» ha detto Hilfiger mentre le star tipo Elsa PataKi, Naomi Watts, January Jones (protagonista di Mad Max, serial di culto anche da noi) e Rosario Dawson si aggiravano nei vari reparti tra cui uno dedicato al vintage dove si vendono anche pezzi storici di altri stilisti tipo Yves Saint Laurent che nel corso del tempo hanno ispirato il designer. Lo stesso coraggio intellettuale manca ai giovani leoni della moda americana tipo Lazaro Hernandez e Jack McCollough che insieme han dato vita alla griffe Proenza Schouler controllata per il 35 per cento da Valentino Fashion Group.

I loro vestiti con le gonne fatte da giacche e blouson rivoltati erano anche troppo simili a quelli che da sempre fa Margiela, mentre gli abitini a forma di tutu sotto gli scolli da canotta di rugbista ricordavano una recente collezione di Miu Miu. Deliziosi invece i minitubini con stampe animalier (dal manto dei coleotteri al guscio delle tartarughe passando per i coccodrilli) negli stessi iridescenti colori delle stupende scarpe scultura prodotte da Giuseppe Zanotti.