"Un silos". "Una ciminiera". "Uno tsunami di cemento". "Un pugno negli occhi e nel cuore". Più semplicemente: "Un obbrobrio". Il catalogo delle stroncature via social sulla nuova torre che sta sorgendo in piazza Trento potrebbe andare avanti a lungo. Man mano che il manufatto prendeva forma, sviluppandosi nei suoi 144 metri di altezza, i giudizi si sono fatti impietosi: fin troppo impietosi, secondo chi invece riconosce alla torre pregi architettonici. Ad appesantire i giudizi, la colpa che il progetto venga da un ente a controllo pubblico: A2A, la società dei Comuni di Milano e Brescia che ha ereditato le vecchie Amsa e Aem, le municipalizzate della nettezza urbana e dell'energia. Nel 2019 il sindaco Beppe Sala aveva annunciato la costruzione del colosso, affidato con una gara al progetto dello studio Acpv, di Antonio Citterio e Patricia Viel. Area prescelta, quella (già di A2A) dello scalo ferroviario di Porta Romana, oggetto pure dell'operazione di rigenerazione urbana varato dalla Coima di Manfredi Catella, villaggio olimpico compreso.
Ma se sull'intervento di Coima i giudizi sono ambivalenti, la Torre di A2A fatica a trovare difensori. A venire contestata è l'esuberanza che la porta a modificare lo skyline da una raggiera di direzioni: alcune di tessuto urbano moderno, come la zona intorno alla fondazione Prada, ma altre di pregio secolare come via Crema o via Lazzaro Palazzi. E insieme all'ingombro viene attaccata la sagoma scelta da Citterio per ospitare gli uffici della multiutiliy, che vi trasferirà i millecinquecento dipendenti sparsi attualmente in diverse sedi, compresa la base storica di Aem in via Francesco Sforza: "Il progetto si inserisce nel più ampio disegno di ottimizzazione delle sedi del Gruppo", dicono ieri sera al Giornale i portavoce di A2A.
Nelle intenzioni di Acpv, la Torre consentirà "un passaggio senza soluzione di continuità dal centro di Milano agli scali ferroviari dismessi di Porta Romana e al business district Symbiosis", che già ospita gli interventi dello stesso studio come la sede di Fastweb. "Vogliamo ricreare un rapporto tra le persone e il quartiere", aveva spiegato Citterio. Due anni fa sono partiti i cantieri, i lavori sono andati avanti a ritmi alterni, l'obiettivo di essere pronti per le Olimpiadi 2026 è sfumato strada facendo. Ma la struttura ormai è completa, e ricalca abbastanza fedelmente i rendering. E hanno iniziato a fioccare le critiche. Dalle obiezioni più pacate ("La torre A2A è l'ennesima dimostrazione di come Milano non sia in grado di fare interventi di Rigenerazione urbana di qualità") alle contumelie. Per non parlare del portavoce delle Famiglie sospese, gli acquirenti dei palazzi milanesi colpiti dalle inchieste della Procura, che ha inserito la Torre nell'elenco delle opere "potenzialmente abusive" in quanto realizzate senza piani di intervento.
Sul piatto positivo della bilancia, la giunta nel dicembre 2023 aveva varato un piano di indirizzo che metteva a carico di A2A come oneri di urbanizzazione un progetto di restyling da 11,6 milioni di euro della zona ai piedi della Torre, che doveva -
secondo gli assessori Giancarlo Tancredi e Arianna Censi - "restituire ai cittadini uno spazio urbano pedonale e godibile". Per ora, si è visto solo un pezzo di pista ciclabile. E della "passerella sospesa" non si parla più.