Il pagellone Ciro abbandonato. Da Blanc in giù, staff da mandare a casa

Si può precipitare dal ventesimo piano e, arrivati al secondo, pensare: «Per ora non è successo nulla». Mi sembra che alla Juventus stiano in questa precisa situazione dopo otto sconfitte. Sabato pomeriggio, la squadra sognava di balzare al terzo posto, la stessa squadra ieri si è risvegliata al sesto con serie probabilità di slittare al settimo. La radiografia non consente speranze a meno di interventi drastici.
4 ELKANN-BLANC

BETTEGA-SECCO
Qualcuno paragona l’attuale dirigenza a quella della stagione 1990-91, composta da Montezemolo-Governato-Bendoni-Maifredi. Al termine della stessa stagione Gianni Agnelli mandò a casa il gruppo, fatta eccezione per Enrico Bendoni che restò un altro anno. Se il parallelo esiste, ci si augura che abbia uguale conclusione con il licenziamento dell’intero management attuale, compreso Bettega che, pur di recuperare una poltrona, ha accettato di affiancare chi ne aveva messo in discussione, davanti a un tribunale, l’onestà amministrativa.
5 FERRARA
Senza l’adeguata tutela è andato allo sbaraglio, commettendo una serie di errori tattici pesanti, con l’imbarbarimento di Marchisio, la fiducia cocciuta a Grosso, l’equivoco continuo di Melo. Gestire, da “mister”, un paio di ex compagni di squadra va bene, ma qui sono cinque, Buffon, Legrottaglie, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet e non è semplicissimo se alle spalle c’è il vuoto assoluto. L’ombra di Lippi è fastidiosa, ma ai nostalgici voglio ricordare che il viareggino campione del mondo ha un precedente goffo come allenatore-manager dell’Inter.
4 I LIPPIANI
Cannavaro e Grosso prima di tutti, due flop paurosi, scelte ispirate da Lippi e “pagate” dalla società e dalla squadra. Poi Buffon, Legrottaglie, Camoranesi, sull’altalena del rendimento.
6 GLI SCAMPATI
Chiellini e Marchisio sono, insieme con Sissoko e con Iaquinta, fino a quando (26 ottobre!) il calabrese è rimasto in campo, i soli ad essersi salvati.
3 GLI INFORTUNATI
Troppi, quarantuno, non tutti di origine traumatica. La sfortuna è un alibi che regge fino a un certo punto, le responsabilità della preparazione e dello staff sanitario non possono essere trascurate.
2 LA VOCE VIALLI
Un altro ritorno al passato, con le stesse controindicazioni di Ferrara. Ma quando si procede a tentoni si sbatte il naso.
? IL FUTURO
Buio pesto. Dicono che Elkann telefoni a Platini per ricevere consigli e chiedere aiuto, ma dimentica che il presidente dell’Uefa non conosce, se non per affetto, la situazione vera della Juventus e, soprattutto, non conosce le altre realtà, professionali, del calcio italiano. Blanc spaccia “l’amicizia” con lo stesso Platini; sono fumogeni che servono per nascondersi al giudizio.
Il futuro della Juventus non sta nel suo passato, anche se vincente. Non sta in Platini, non sta, per fortuna, in Moggi o Giraudo, di cui sarebbe utile la perizia ma non il comportamento. Il futuro sta nel comprendere che forse è arrivato il tempo di mettere in discussione la propria storia, di cedere la società, di rilanciarla non con il vuoto progetto «des esprits e des mots» di Blanc o nella partecipazione da osservatore dell’Onu di Elkann ma con la sostanza di uomini che sappiano che cosa è veramente il calcio, che spieghino quanto sia intelligente saper vendere prima di saper comprare, che impongano una disciplina smarrita e slabbrata, insomma tutto quello che finora a Torino non hanno saputo dimostrare.
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