Insulti e minacce al presidente Mattarella: gli haters rischiano 15 anni di carcere

La procura di Palermo ha chiuso le indagini e stanno per partire le prime 9 richieste di rinvio a giudizio: per gli haters adesso inizierà il processo

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

"Hanno ucciso il fratello sbagliato". "Ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?". Queste alcune delle frasi rivolte, su facebook, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e che sono diventate oggetto di indagini da parte della procura di Palermo. Che adesso ha individuato i primi 9 "haters" per dirla nel linguaggio moderno, o meglio "odiatori seriali" che hanno rivolto pesanti frasi a Mattarella e che adesso sono accusati di attentato alla libertà, offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica e istigazione a delinquere. Rischiano fino a 15 anni di carcere. Le indagini sono state chiuse e la procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio.

I fatti risalgono al mese di maggio 2018 quando il capo dello Stato è diventato bersaglio di insulti e accuse dopo essersi opposto al nome di Paolo Savona come possibile ministro dell'Economia nel governo M5S-Lega guidato da Giuseppe Conte. Una decisione che ha portato a un duro scontro politico e che ha acceso l'animo di molti comuni cittadini, che hanno minacciato e insultato il Presidente. Tra i tanti post comparsi su Facebook alcuni sono finiti al vaglio dei magistrati. Tra questi "hanno ucciso il fratello sbagliato", riferendosi all’omicidio di Piersanti Mattarella, oppure una velata minaccia nel commento "Ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?".

Inizialmente gli iscritti nel registro degli indagati erano 39, ma in nove rischiano ora il processo. Per gli altri si attende l'identificazione di Facebook. I 9 indagati dalla procura di Palermo sono Manlio Cassarà 39 anni, palermitano; Michele Calabrese, barese 62 anni; Elvira Zanrosso, di Varese, 68 anni; Mirko Bonomo, palermitano, 33 anni; Massimiliano Volpi, romano, 45 anni; Dalves Porru, milanese, 46 anni; Gennaro Zimotti, di Foggia, 46 anni; Eddi Maria Cavaglieri, veneziana, 75 anni; Davide Palotti, milanese, 55 anni. Ora il pm Gery Ferrara si appresta a chiedere il processo.

Chi sono gli "haters"

Sono sempre di più gli "odiatori seriali" che utilizzano i social network per sfogare la loro rabbia repressa o insultare qualcuno, facendolo però, attraverso la tastiera di un computer. L'odio online può avere forme e obiettivi diversi. Si può parlar male di singole persone, partiti politici o intere classi sociali. Una recente indagine condotta da Vox, osservatorio italiano sui diritti, ha stilato una mappa sull'intolleranza. Il risultato? Su oltre 6 milioni di tweet analizzati uno su 13 conteneva un linguaggio d'odio. Chi frequenta la rete, prima o poi si è imbattuto in un odiatore di professione. Può trattarsi di cyber bullismo, o di un conoscente che commenta ossessivamente ogni cosa postando sulla nostra bacheca di facebook.

Le critiche possono essere mirate contro persone specifiche o dirette contro intere categorie di persone come gli immigrati e gli stranieri. Le donne restano il target prediletto degli haters, mentre sempre secondo la ricerca di Vox, i tweet contro gli omosessuali sono notevolmente calati rispetto al 2016. La miglior difesa per chi è fatto oggetto diretto d'odio è ricorrere al reato di diffamazione (articolo 595 del Codice Penale). Alcuni reati sono perseguibili d'ufficio, come per esempio le minacce gravi. Altri su querela della persona offesa. Un discorso a parte per chi insulta intere categorie come ebrei e immigrati. La legge 13 ottobre 1975, numero 654 prevede infatti l'incriminazione per ogni forma di discriminazione. In ogni caso, quando si assiste a comportamenti d'odio online, sarebbe importante fare una segnalazione. Sarà la Polizia Postale a decidere di rimuovere i contenuti.

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