Palestina, le azioni umanitarie e quelle bancarie

Caro Granzotto, mi va tutto bene, anche il forte titolo del Giornale sul fatto che i soldati israeliani hanno fatto bene a sparare. Non so lei come la pensa su Israele, ma io resto dell’idea che tenere isolata la striscia di Gaza sia un’imperdonabile prepotenza anche perché i palestinesi, per via del blocco, stanno morendo di fame e di sete. Israele avrà avuto anche ragione a sparare sui pacifisti, ma nessuna a strangolare la nazione palestinese.
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Ma quale strangolare, caro Antonucci, quale strangolare! Gaza confina sì con Israele e siccome Hamas (lo sa, sì, che il legittimo governo palestinese presieduto da Abu Hammas risiede a Nablus, nella West Bank o Cisgiordania? E che a Gaza c’è Hamas, una organizzazione terroristica?) si propone - è nel suo Statuto - la distruzione dello Stato di Israele; e siccome nell’attesa vi indirizza nugoli di missili e vi compie attentati dinamitardi, gli israeliani considerano Gaza una entità nemica. Per cui hanno blindato la frontiera. Da lì non si passa. Ma Gaza ha un’altra frontiera terrestre, quella con l’Egitto. Frontiera che a modo suo il Cairo blindò, ma in pratica era un colabrodo: i palestinesi vi scavarono sotto un centinaio di tunnel attraverso i quali passava di tutto: dal cemento alle armi, dai dollari ai televisori al plasma. Questo fintanto che agli egiziani non saltò la mosca al naso e decisero di blindarla davvero, quella benedetta frontiera, erigendovi un muro, in pratica una lastra d’acciaio che scende di sette-ottocento metri nel suolo. Durante i lavori, tuttora in corso, i bravi palestinesi continuavano però a usare i tunnel sicché gli egiziani, ormai fuori dai gangheri, procedettero a ostruire, a suon di dinamite, le gallerie. E dove non arriva il tritolo, per disincentivare il traffico sotterraneo ricorrono ai gas.
Quindi, caro Antonucci, essendo il muro israeliano un’opera di difesa, resasi necessaria dall’atteggiamento aggressivo di Hamas, a strangolare Gaza è semmai l’Egitto islamico. Però, lei, ha mai saputo di un corteo pro palestinese che andasse a manifestare davanti all’ambasciata d’Egitto? No, tutti a prendersela con Israele, perfino Barack Obama (eletto anche grazie all’appoggio della «influente» lobby ebraica. Questo per dire che pure gli ebrei, specie influenti, quando vogliono fare i bischeri ci riescono alla grande). Va poi aggiunto che il blocco di Gaza fu voluto - nel gennaio 2006 e dopo aver definito Hamas una organizzazione terroristica - proprio da chi ora lo depreca, nella fattispecie Sua Divinità l’Europa. Va aggiunto ancora che nella strangolata striscia di Gaza ci sono più Suv che a Montecarlo. Certo, molti palestinesi vivono come barboni (tenerli in stato di barbonaggine nei campi o altrove e questo nonostante coi soli aiuti dell’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, li avrebbero potuti far vivere nei migliori alberghi, è da sempre una scelta dell’Olp. Ovviamente per commuovere l’opinione pubblica), ma l’affollata nomenclatura di Hamas non si fa mancar niente del necessario e del superfluo. O meglio, non si faceva mancare: perché oggi a Gaza non è che scarseggi il cibo, scarseggiano le palanche. Dove infatti il blocco (compreso quello imposto dall’Egitto) ottiene i maggiori successi è nell’ostacolare l’afflusso di danaro. Le armi, quelle riescono seppur a stento a passare, i dollari, no. Dollari che per il 90 per cento provenivano dalle associazioni umanitarie, le Ong, e dai Paesi «fratelli». Pertanto, caro Antonucci, apra gli occhi: lo strangolamento di Gaza è essenzialmente bancario e la sua fine, più che un’azione umanitaria, risulterà essere un’operazione finanziaria.

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