Il Papa che aveva fede anche nella scienza

Fu proprio Giovanni Paolo II, nel 1979, ad aprire le porte della Chiesa agli scienziati

Per i ragazzi che nel maggio 2011 assisteranno alla beatificazione di Giovanni Paolo II, la data del crollo del Muro di Berlino (9 novembre 1989) può sembrare lontana. Ventidue anni sono molti anche per coloro che ragazzi non sono. Ma per i tempi della Storia due decenni sono ancora «cronaca». Un fatto che occuperà diverse pagine nei libri di Storia dei millenni a venire sarà l’irrompere di Giovanni Paolo II nella Storia del mondo. Su quei libri sarà scritto che il Muro di Berlino è crollato nel secondo millennio; non nel quarto. Eppure le previsioni dei summit scientifici che si tenevano a Erice negli anni settanta - i più duri della lunga Guerra Fredda - erano catastrofiche. Ecco i punti salienti. In Usa - per motivi di fisiologia democratica - prima o poi sarebbe stato eletto un Presidente debole. Purtroppo - anche senza l’arrivo di un criminale a capo dell’Urss - la debolezza tipica del sistema libero e democratico era (ed è) inevitabile.

Il capo dell’Urss, niente affatto criminale irresponsabile ma politico educato al Leninismo e allo Stalinismo, avrebbe senz’altro deciso di cogliere l’occasione al volo. E tirare - prendendo una qualche scusa costruita ad arte - il primo colpo. Nello scontro nucleare, primo colpo vuol dire vittoria sicura.

L’Urss aveva quarantamila Bombe H da un Megaton l’una. Gli Usa ventimila. Un Megaton di tritolo-equivalente corrisponde a una potenza distruttiva pari a cento volte Hiroshima. La conclusione fu che bisognava a tutti i costi evitare lo scontro Usa - Urss.
Purtroppo però era inevitabile che l’Urss - prima o poi - si sarebbe appropriata dell’Europa. E avremmo avuto molti secoli di «socialismo reale». Gli Stati Uniti d’America avrebbero accettato il modus-vivendi, così come avevano accettato che l’Europa orientale finisse sotto l’Imperialismo sovietico. La nostra Cultura sarebbe rinata - non come risultato di una liberazione da parte Usa - bensì come conseguenza dello sviluppo lento, lentissimo del «socialismo reale» verso la Democrazia e la Libertà. Tempi stimati: diversi secoli; forse mille anni. L’Europa non sarebbe uscita da questa tenaglia politica in tempi brevi. Le discussioni a porte chiuse tenute a Erice nel corso di tanti anni - in piena Guerra Fredda - mi hanno dato conferma dell’importanza che ha un fatto totalmente inaspettato e imprevedibile: l’irrompere nella storia del mondo di Giovanni Paolo II.
Doveva toccare a un Sant’uomo «venuto da lontano» il compito straordinario di aprire le porte della Chiesa alla Scienza (30 marzo 1979), proprio nell’èra dominata dalla Tecnica agli ordini della violenza politica ed economica.

E doveva toccare al simbolo della Scienza che ha il coraggio di opporsi alla violenza politica - Pëtr Kapitza (Nobel per la scoperta della Superfluidità) che seppe dire no a Stalin mettendosi in un mare di guai - definire quel Sant’uomo «Luce del Mondo accesasi per cacciare le tragiche tenebre del nazismo e dello stalinismo».
Nessuno aveva previsto che sarebbe arrivato Giovanni Paolo II e che sarebbe crollato il Muro di Berlino.
Questo Papa «venuto da lontano» ha fatto rinascere la nostra Cultura con i suoi valori e le conquiste della sua Scienza già oggi, all’inizio del terzo millennio, non nel quarto.

In questa rinascita, anche se ancora storicamente in fasce, c’è, in prima fila, la Scienza Galileiana. Ecco cosa essa ci dice per capire il primo maggio 2011. La Scienza, fonte di certezze, ha scoperto che l’Immanente non è retto dal caso ma da una Logica Rigorosa il cui Autore ha permesso a un uomo, che sarebbe poi diventato Santo, Giovanni Paolo II, di sfuggire tre volte alla morte e di essere nel terzo millennio la sorgente di una nuova fortissima speranza affinché non sia la violenza politica a dominare il nostro futuro ma l’Amore, la Carità e il Perdono: valori che sono in perfetta sintonia con quelli della Scienza.

Non dobbiamo scoraggiarci se nella Cultura di questi anni la componente scientifica su cui si è impegnato Giovanni Paolo II sia ancora per i tempi storici «in fasce». Sono i vent’anni dal crollo del Muro di Berlino la testimonianza che siamo ancora in «cronaca».