In principio è stata una semplice voce fuori dal coro, a cui sono seguiti qualche distinguo e diverse frenate. Insomma, fisiologia di una coalizione di governo. Che giorno dopo giorno ha però iniziato a produrre crepe più o meno grandi, al punto che ora anche a Palazzo Chigi comincia a serpeggiare una po’ di preoccupazione, con Giorgia Meloni che non avrebbe nascosto con i suoi qualche timore sulla tenuta di Forza Italia. Un partito che marca sempre di più le distanze dalla maggioranza - ma questo con l’avvicinarsi delle elezioni fa parte del gioco - e che pare muoversi senza una vera regia. Una di quelle circostanze che favoriscono inciampi..
L’ultima tensione si è registrata sul dl Giustizia-Migranti, con un vero e proprio scontro sulle intercettazioni. Fdi vorrebbe allargarle, Forza Italia fa muro in nome del garantismo. É cosa nota che sul punto è fallita anche la mediazione proposta direttamente da Palazzo Chigi, meno che Francesco Paolo Sisto, viceministro alla Giustizia di Fi, nel dire «no» sarebbe arrivato persino ad evocare le elezioni.
E in questo quadro seguono una sequela di altri dossier su cui Forza Italia va in autonomia. Dopo le tensioni sulla sanità e la fronda al decreto Schillaci, sono arrivati i dubbi sulla commissione Covid. Poi la presa di distanza sulla modifica della legittima difesa dopo la condanna di Mario Roggero. «Le leggi attuali garantiscono la legittima difesa», dice Antonio Tajani. E, pur auspicando che al gioielliere venga concessa la grazia da Sergio Mattarella, aggiunge che «è colpevole» perché ha colpito i ladri «non nel momento del pericolo» ma quando «erano in fuga».
E altri due fronti caldi sono la legge elettorale e il comune di Milano. Sul primo c’è grande agitazione tra deputati e senatori azzurri, buona parte dei quali sono contrari alle preferenze che Meloni vorrebbe provare a reintrodurre al Senato. E Tajani è atteso mercoledì alle 14 a Palazzo Madama proprio per incontrare il suo gruppo parlamentare. Il secondo fronte, invece, è esploso ieri dopo mesi di braccio di ferro più o meno sotterraneo. Carlo Cottarelli, il candidato sindaco su cui puntava con forza Tajani, si è infatti sfilato dalla partita sottolineando come «alcuni esponenti del centrodestra sono apparsi apertamente contrari». Ce l’ha ovviamente con Fdi. E forse anche con Ignazio La Russa, che punta invece sul nome di Maurizio Lupi. E che viene accusato indirettamente da Forza Italia di aver «boicottato la candidatura». Il presidente del Senato replica a tono e sottolinea «l’imprudenza» del partito di Tajani nella sua «corsa a voler mettere a Cottarelli una maglietta anzitempo». E conclude: «Ora la scelta sia affidata a Meloni e ai suoi vicepremier».
