da Parma
Paola Carretta è la zia di Ferdinando. A 63 anni è in pensione. Lavorava alla Cerve, azienda del gruppo Bormioli, come il fratello Beppe. Con il nipote è in causa per la spartizione dell'eredità da 700mila euro. L'intesa è sempre più vicina, è già stato trovato l'accordo anche con le altre due zie, Adriana e Carla Chezzi, sorelle della madre di Ferdinando, deve solo essere formalizzato. Cinque anni fa la decisione di intraprendere la causa, in ballo soldi e due appartamenti: quello di via Rimini 8, in cui Ferdinando uccise padre, madre e fratello, e l'altro in via Campioni 6. Nel dicembre 2005 l'intero patrimonio fu concesso alle zie, poiché nei 10 anni successivi alla tragedia Ferdinando mai aveva dato prova di accettazione dell'eredità. A maggio è attesa la sentenza.
«C'è una specie di accordo - conferma la zia Paola, che abita a San Secondo -, ma ci sono ancora tante formalità da risolvere. Comunque escludo che Ferdinando possa ritornare a vivere a Parma: sarebbe assediato e additato come un mostro, ora abbiamo solo bisogno di dimenticare».
I tre cadaveri non vennero mai trovati nella discarica indicata. «Il dubbio che siano sopravvissuti mi procura ancora angoscia, dopo 19 anni. È uno dei rari casi in cui non sono stati rinvenuti i resti: solitamente prima si trovano i cadaveri e poi si risale all'assassino. Mi pare incredibile che mio fratello, sua moglie e Nicola possano essere in giro, da qualche parte del mondo». E ora sembra il tempo del perdono. «Devo evitare di riversare odio per tutta la vita su chi l'ha commessa - prosegue Paola Carretta.
«A Parma non può tornare»
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