La patacca della contessina cronista

La censura di Mediaset, il governo uccisore di «migranti» e le trame orrende per mettere a tacere la verità. Ecco gli ingredienti del polpettone-denuncia confezionato ieri su Il Fatto da Beatrice Borromeo, già principessa santorina ad Annozero e ora firma del giornale travagliato.
Tutto nasce da una lettera anonima inviata una settimana fa alle Iene e alla Procura di Messina. Si racconta come durante un’operazione di recupero di un barcone di clandestini, nel giugno del 2008, sarebbero morti alcuni immigrati a causa di una manovra sbagliata da parte della motonave Fiorillo della Guardia Costiera. La «iena» Luigi Pelazza realizza un servizio sulla vicenda, su cui indaga anche la magistratura. Repubblica pubblica un articolo in cui si parla di «giallo su quindici morti». Il 19 settembre, il comando delle Capitanerie di Porto replica che, in quelle circostanze, gli uomini dell’equipaggio «a rischio della propria incolumità, si gettarono in mare e trassero in salvo 17 immigrati, tanto che tre di loro sono stati proposti per riconoscimenti al valore».
Insomma. Carnefici sbadati e pronti a cancellare ogni prova, o eroi? Tutto ancora da appurare. Però Beatrice Borromeo il suo giudizio lo ha dato già ieri, ignorando bellamente la posizione della Guardia Costiera e le proposte di encomio. Silenzio. Al contrario, grande spazio viene dato alla scelta di Mediaset di posticipare la messa in onda del servizio delle Iene, anche se lo stesso Davide Parenti, autore del programma, ammette che «aspettare il processo non è neanche sbagliato». Chissenefrega, per la Borromeo è censura «politica».
La realtà è che nessuno per ora sa cosa sia successo durante quell’operazione, ma è facile appioppare aprioristicamente colpe e aureole. E se da una parte c’è qualcuno con stellette e divisa, quello è per definizione un boia di «migranti». Mentalità da ultrà nascosta in diafane e raffinate membra di contessina. Quella contessina che agita o calma le acque a suo piacere. Perché se le note della Capitaneria e la stessa Ansa parlano di «mare forza 4» quel giorno, la Borromeo scrive che «dalle fotografie non risulta nulla del genere». Eppure dalle immagini pubblicate da Repubblica il mare appare agitato. Certo, sullo yacht della famiglia Grimaldi che lei frequenta così spesso, il mare forza 4 si sente meno. Si riesce addirittura a brindare senza rovesciare il Veuve Clicquot. Ma, su una bagnarola di 10 metri, il mare forza 4 non è divertente come l’omonimo gioco da tavolo.
Un’ultima ciliegina sul tortone. Giusto per non farsi mancare nulla, Il Fatto ha anche attaccato l’organizzazione dell’Expo milanese, tirando in ballo l’ex capo della sicurezza Telecom Giuliano Tavaroli e descrivendo una presunta cena tenutasi a Pavia il 24 agosto tra lui, il comandante dei vigili milanesi, Tullio Mastrangelo, e altri personaggi. «Peccato che i timbri sul mio passaporto - replica Mastrangelo annunciando querela - testimonino come io fossi alle Seychelles dal 15 al 29 agosto». Di patacca in patacca, di Travaglio in abbaglio.