Penati: «Voglio diventare il re delle autostrade»

Gianandrea Zagato

«Lo giuro, adesso non c’è nessuna seconda mossa. Non c’è alcun bisogno. La Provincia ha la maggioranza di Serravalle e intende far ripartire la società».
Suvvia, presidente Filippo Penati, è una spiega insufficiente. La Provincia ha il 52 e rotti per cento di una società ad alta redditività che produce pure ricchi dividendi e, dice lei, “non c’è una seconda mossa“? Scusi, chi conquista la maggioranza fa poi piazza pulita.
«Ai fautori delle regole del mercato non sfugge certo che governa chi ha la maggioranza in una società».
Quindi Bruno Rota, presidente indicato dal Comune, deve preparare le valigie?
«Non ci sono novità in vista negli organi societari. Mi auguro però che nessuno voglia impedire alla Provincia di Milano, socio di maggioranza, di governare la società».
Che avete conquistato versando una plusvalenza di 176 milioni di euro nelle casse di Marcellino Gavio. Gruzzolo che crea un asse non virtuale tra il socio privato e Palazzo Isimbardi.
«Che vuol dire?».
Che Gavio ancora può rientrare nel consiglio d’amministrazione di Serravalle, nel posto di comando di una società che nei prossimi anni deciderà milioni di appalti pubblici.
«Premessa: il problema non è il rientro o meno di Gavio nel cda. Il punto è un altro: la Provincia compra azioni da Gavio allo stesso prezzo a cui il Comune era disposto a vendergli il 18,7 per cento in suo possesso. Allora, nel mese di maggio, il sindaco di Milano non si scandalizzava se il socio privato poteva controllare la società: maggioranza relativa per Gavio che con la quota del Comune saliva al 45,6 contro il 37,7 per cento in mano alla Provincia. Percorso che, ora, Palazzo Isimbardi ha compiuto all’inverso e alle stesse condizioni di Palazzo Marino. Come dire: solo attraverso l’acquisto di questo 15 per cento abbiamo effettivamente garantito il controllo pubblico della società. Col diritto di prelazione e la regola del 60-40 abbiamo aperto la società alle regole del mercato. E, comunque, se non avesse avuto il suo guadagno, Gavio, non avrebbe mai venduto».
Valutazione, quest’ultima, fuori discussione. Così come è certa l’indisponibilità delle frange della sua maggioranza - Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani - a sostenere le infrastrutture lombarde, quelle fondamentali per non restare indietro, per non fermare lo sviluppo della Lombardia e del Paese.
«Nessun rischio: non ci sono divergenze in seno alla mia maggioranza. C’è una posizione comune: il programma di governo, che valuta strategiche le infrastrutture lombarde. Disco verde per Pedemontana e Tem: sulla prima, dopo la delibera Cipe, serve un partner finanziario e si parte con la gara esecutiva; sulla seconda, sempre il Cipe, dà ragione alla lettura della mia maggioranza: occorre rivedere il progetto, confrontarsi con i Comuni...».
Preannuncio di tavoli ovvero tempi di realizzazione più lunghi.
«...senza perdere tempo ma tenendo conto dei suggerimenti del territorio. Stia tranquillo il centrodestra: l’approvazione del Cipe è in linea tecnica e, quindi, c’è tutto il tempo necessario per promuovere gli investimenti e lavorare nel modo migliore».
Be’, presidente, più che riferirsi al centrodestra dovrebbe parlare al centrosinistra. A chi, nel suo partito, come fa l’europarlamentare Antonio Panzeri, parla di «ambiguità», reclama «chiarezza» e vuole «conoscere il business plan» delle opere «che vanno fatte».
«Sono stupito da chi scambia per ambiguità un lavoro unitario. Non scambierei mai la ricerca del consenso per un elemento di ambiguità. Risolveremo problemi di congestione del traffico, toglieremo i milanesi dalle code. C’è un metodo di governo che sfida quel centrodestra che vuol far solo cassa. È il metodo di chi scende su un terreno che non è quello del centrosinistra. Questa è la nostra referenza e la nostra forza».

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