PENSIERI DI VIAGGIO: ospite da Grace

Un pomeriggio nella casa di Grace a Korogocho, uno degli slum più popolosi di Nairobi. Una giovane madre malata di Hiv che vive in una baracca di 4 metri quadrati con tre figli e una sorella

Nairobi - Secondo giorno a Nairobi. Grace mi ha aperto la sua casa, evento straordinario e di privilegio se consideriamo che è molto difficile entrare in uno slum e, direi, quasi impossibile oltrepassare la soglia del loro intimo mondo. Per andarla a trovare ho ripercorso Korogocho dove ho ritrovato gli sguardi di ieri, le stesse donne sedute su casse di legno, gli stessi bambini appoggiati alle lamiere delle barracche, alcuni vestiti con la stessa maglietta e pronti ad accogliermi come se fosse la prima volta che mi vedessero, ma dai sorrisi di alcuni di loro ho percepito di essere stata riconosciuta. Quando il matato si ferma (mezzo tipico del posto), Elisa, volontaria italiana di Alice for Children, mi invita a seguirla: attraversiamo un corridoio strettissimo, la puzza è nauseante, mi accorgo che sto camminando sopra lo scolo, dove passano i loro escrementi, trattengo il respiro perche non voglio far vedere quanto può essere insopportabile quell’odore; io li sono ospite e quella, anche se sembra assurdo, è la loro casa. Tra panni stesi, galline che mi tagliano la strada, cunicoli sempre più bassi e stretti, dove la luce non riesce più ad arrivare, all’improvviso si apre un piccolo ballatoio, con due sedie rotte al centro, ed ecco Grace con sua figlia Winfrey di 8 anni. Con timidezza mi da il benvenuto e mi invita ad entrare. Ed ecco un’altra incredibile sorpresa: quella baracca, con i muri fatti di fango ed il tetto di lamiere, messe male una sull’altra, con buchi sparsi qua e la, come se fossero fatti apposta per far passare un pò di luce, nasconde un luogo degno di una donna, una madre e una moglie.

Quattro metri quadrati, arredati con dignità ed eleganza, pizzi e merletti ovunque, un salottino e un letto; in quel buco scuro, senza illuminazione, si legge la voglia di vivere, o sopravvivere, con onore e dignità, in un mondo, che fuori dalla porta, è pronto a divorarti. Grace è vedova, suo marito è morto di HIV; anche lei e la piccola Winfrey hanno l' Aids; ha tre figli e una sorella che vive con lei; 4 metri quadrati e un letto per 5 persone. Ovviamente il bagno non c’è e la cucina è un fornellino, appoggiato su pezzi di legno che ardono in “camera da letto”. La sua casa è in affitto, spende 12 euro al mese, e ne guadagna 15. Una vita difficile, una battaglia contro la malattia, contro la povertà, il degrado, la sporcizia; una battaglia però perseguita ogni giorno con coraggio, quel coraggio che solo le madri hanno.Quando mi riavvio verso la strada principale ho solo un pensiero: una casa, la sua casa; un luogo protetto dove far crescere i suoi figli nel rispetto e nell'amore per una vita che già sa, non potrà cambiare. Cammino velocemente sullo scolo, questa volta la puzza non la sento più; rientro sul matato e accendo la macchina fotografica per vedere come sono venute quelle immagini rubate, ma la rispengo subito... non mi serve rivedere la sua casa sul display, pizzi e merletti sono ormai impressi nella mia mente.