Il permesso? Seimila euro Ecco come il racket regolarizza i clandestini

Tutte le mattine Lilia prende la sua borsa, si siede su uno dei muretti della stazione Centrale e sta lì ad aspettare. Alina invece si mette dall’altra parte, alle spalle dell’ingresso principale, dietro un chiosco che dà sui giardinetti. E anche lei aspetta. Il loro destino se lo giocano in un pugno di ore e con il primo sconosciuto che si avvicina per chiedere se hanno bisogno di un lavoro e vogliono acquistare un permesso di soggiorno. A caro, carissimo prezzo.
Il viaggio nel mondo delle regolarizzazioni dei clandestini era cominciato con un aggancio procurato dall’associazione «Sos racket e usura». Lì avevamo scoperto che, in tempi di sanatoria, un immigrato era disposto a pagare quattromila euro in contanti pur di avere i documenti in regola. Siamo andati avanti per capire quanto fosse esteso il fenomeno, quanto un italiano può guadagnare sulla pelle degli irregolari e i «capi» stranieri su quella dei loro connazionali. E abbiamo incrociato un esercito di caporali, clandestini, venditori di teste e disperati che per quel pezzo di carta hanno messo sul banco anche seimila euro.
La mappa del racket inizia dalla stazione Centrale, un venerdì mattina. Il primo punto di incontro per le donne ucraine è alle 9. Intorno al chiosco sul retro dell’edificio ce ne saranno un paio che fanno la ronda. Tengono in mano un sacchettino di aromi da vendere. Spezie o qualcosa di simile (...)