Si è spento nella sua casa di Terni il filosofo Dario Antiseri, aveva 86 anni. Con i suoi studi contribuì a far conoscere in Italia il pensiero di Karl Popper, di cui era stato allievo, anche attraverso una delle più note biografie.
Nel suo ultimo libro, "I dubbi del viandante" (Rubbettino Editore) espresse a chiare lettere il suo netto rifiuto di ogni dogmatismo. Questa linea talvolta gli aveva attirato le critiche di parte del mondo della Chiesa che lo aveva accusato di relativismo. Ma Antiseri rivendicava con orgoglio questo relativismo. Non a caso uno dei suoi libri si maggior successo si intitolava proprio "Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano". Ma, a onor del vero, Antiseri fu criticato anche dal mondo intellettuale liberale.
Dopo la laurea in Filosofia all'Università di Perugia, si specializzò i suoi studi presso le Università di Vienna, Münster e Oxford, approfondendo la logica matematica, l'epistemologia e la filosofia del linguaggio. Iniziò a insegnare all'università nel 1968 nell'ateneo di Siena. Dal 1975 al 1986 fu ordinario di filosofia del linguaggio presso l'Università di Padova, mentre, dal 1986 al 2009, tenne la cattedra di "metodologia delle scienze sociali" alla LUISS di Roma, per poi ricoprire l'incarico di preside della facoltà di scienze politiche della medesima università tra il 1994 e il 1998.
In collaborazione con Giovanni Reale scrisse il più diffuso testo di filosofia in uso nelle scuole superiori italiane ("Il pensiero occidentale"), molto tradotto anche all’estero.
Nel saggio "Pascal. Miseria e grandezza dell'uomo" Antiseri si soffermò sulla grandezza dell'uomo vista attraverso la sua capacità di riconoscere la propria miseria ontologica e, al contempo, la necessità di cercare un senso assoluto. Il filosofo sottolineò, al contempo, come la vera grandezza dell'uomo risiedesse nella consapevolezza razionale e nel ricorso a un Dio di consolazione e misericordia.
Cosa pensava della "Società aperta"
In un'intervista al Giornale Antiseri spiegò, in poche parole, la sua idea sulla Società aperta. "È la società che è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e religiose, a più proposte politiche, e quindi a più partiti, alle critiche più incessanti e severe dei diversi punti di vista. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee ed ideali diversi e magari contrastanti.
La società aperta, pena la sua autodissoluzione, è chiusa solo agli intolleranti e ai violenti. In altri termini: la società aperta è aperta, ma non spalancata. E siccome sappiamo che la libertà non si perde tutta in una volta, il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza".