È morta a Roma lunedì 2 novembre, all’età di 94 anni, Lucia Modugno. L’attrice, nata a Bari il 9 luglio 1932, aveva attraversato oltre sessant’anni di spettacolo italiano, lavorando per il cinema, la televisione e il teatro. A comunicare la scomparsa all’Adnkronos è stata la famiglia. Nel corso della sua carriera aveva avuto l’opportunità di essere diretta da alcuni dei più importanti registi italiani, da Roberto Rossellini a Dino Risi, da Ettore Scola a Mario Bava, senza rinunciare a un’intensa attività sul palcoscenico, dove si era cimentata anche nella regia e nella scrittura.
I film con i grandi registi
Il suo esordio sul grande schermo risale al 1959, quando Roberto Rossellini la volle nel cast de “Il generale Della Rovere”, accanto a Vittorio De Sica. Modugno interpretava una giovane partigiana, entrando così in una produzione destinata a diventare uno dei titoli più importanti del cinema italiano del dopoguerra. Negli anni successivi lavorò con Dino Risi in “I mostri” (1963), film a episodi nel quale interpretò l’infermiera dell’episodio “La nobile arte”, e con Ettore Scola in “Se permettete parliamo di donne” (1964). Un altro incontro significativo fu quello con Mario Bava, che la diresse in “La ragazza che sapeva troppo” (1963) e “Diabolik” (1968), tratto dal celebre fumetto creato da Angela e Luciana Giussani. La sua filmografia comprendeva anche “Navajo Joe” (1966), western diretto da Sergio Corbucci con Burt Reynolds, e numerose produzioni appartenenti a generi diversi: dall’horror al peplum, dagli spaghetti western alla commedia. Tra gli altri titoli figurano “Barabba” (1961), “I magnifici tre” (1961), “L’amante italiana” (1966) e “Isabella duchessa dei diavoli” (1969).
Gli sceneggiati Rai
Modugno aveva lavorato anche per la televisione, partecipando ad alcuni sceneggiati entrati nella storia della Rai. Tra questi “Il segno del comando” (1971), “Anna Karenina” (1974) e “Madame Bovary” (1978), produzioni che le avevano permesso di confrontarsi con importanti adattamenti della letteratura. Dopo una lunga fase della carriera dedicata soprattutto al teatro, era tornata a recitare anche davanti alla macchina da presa. Tra le produzioni più recenti si ricordano “Gli amici del bar Margherita” (2009) di Pupi Avati, “Gli anni più belli” (2020) di Gabriele Muccino e “Lasciati andare” (2017) di Francesco Amato. Nel 2022 era stata scelta per il cast principale di “Home Sweet Rome!”, serie internazionale ideata da Michael Poryes, già creatore di “Hannah Montana” e “That’s So Raven”, nella quale interpretava la signora Benatti.
Il teatro e la compagnia fondata nel 1980
Accanto al cinema, il palcoscenico aveva rappresentato una parte fondamentale della sua vita professionale. Nel corso degli anni aveva recitato con interpreti come Emma Gramatica, Aldo Fabrizi, Macario, Andrea Giordana ed Erika Blanc, prendendo parte a spettacoli ispirati alle opere di grandi autori, da Pirandello a Aristofane, da Plauto a García Lorca. Nel 1980 aveva fondato una propria compagnia teatrale, con la quale aveva portato avanti per circa trent’anni un’attività continuativa come attrice, autrice e regista. Il suo repertorio spaziava dalla commedia europea alla drammaturgia contemporanea, con testi di Georges Feydeau, George Bernard Shaw, Alberto Moravia e Alexander Galin. Tra gli ultimi lavori figurano “Cose turche” di Samy Fayad, rappresentato nel 2009, e “L’occhio di Eros”, scritto e diretto dalla stessa Modugno e portato in scena nel 2010 al Teatro Anfitrione di Roma.
L’ultimo lavoro dedicato a Pirandello
Alla recitazione aveva affiancato anche la scrittura, pubblicando cinque libri tra romanzi, saggi e volumi dedicati al mondo dello spettacolo. Nel 2005 era uscito “Vengo a prendere il caffè da te”, seguito nel 2009 da “Dietro le quinte. Dallo schermo al palcoscenico. Confidenze (in)confessabili”. Nel 2015 aveva pubblicato “Affollatissima solitudine” e nel 2018 “Sonata a quattro mani”. La sua ultima pubblicazione conosciuta risale al 2023: “Pirandello, questo mio sconosciuto - Antonietta Pirandello nata Portolano”, edito da All Around e dedicato alla figura della moglie del drammaturgo siciliano. Un lavoro che testimonia il suo interesse per la letteratura e per le storie rimaste ai margini della memoria, anche negli ultimi anni della sua lunga carriera.
