La pesca? Un tesoro umano vivente

La pesca? Un tesoro umano vivente

In Sicilia chi si diletta di storie e tonnare approda sulle coste di un'incantevole isola delle Egadi.
Si chiama Favignana e scorrendo le pagine della sua storia s'incontrano fenici, angioini, aragonesi. E liguri, arrivati nel 1640, quando La Regia Corte sotto il governo di Filippo III, vende le Egadi a Camillo Pallavicino per 500mila scudi.
Il «nostro» incrementa l'agricoltura e la pesca, soprattutto quella del tonno, iniziata in epoca angioina. Nel 1874 i Pallavicino cedono il passo alla Famiglia Florio, che -piccola curiosità- in futuro avrebbe ancora concluso affari con dei «liguri», fondando con i Rubattino di Genova la compagnia di «Navigazione Generale Italiana», quella del varo del mitico Rex.
In quest’angolo di Sicilia la tradizione della tonnara, contrariamente a quanto avviene in Liguria, è ben viva. È motivo d'orgoglio e simbolo d'identità culturale.
A Favignana la Cooperativa «La Mattanza», guidata dall'imprenditrice Chiara Zarlocco, continua a pescare i tonni come vuole la tradizione. Calando lunghissime reti che convogliano i tonni a tradimento in una serie di «camere». Destinazione finale è il «coppo» o «camera della morte» ove li attende la mattanza. Al grido «Assumma!» del Rais -il capo della tonnara- le reti sono issate e i tonni arpionati, come da centinaia d'anni, tra urla d'incitamento e il ritmo incalzante delle «Cialome», antichi canti d'origine araba.
Nonostante qualche piccola modernità abbia fatto capolino, i gesti compiuti dai pescatori sono gli stessi dei loro predecessori. Hanno la stessa forza, sono un momento corale che rinnova la sfida tra uomo e natura.
Consapevole dell'immenso sapere che ogni uomo custodisce, la cooperativa tramanda l'esperienza e i piccoli segreti imparati in mare con corsi specifici per sarcitori, maestri d'ascia, calafati e tonnarotti.
La Regione, d'altro canto, protegge quest'immenso patrimonio fatto di gesti e persone. Ha iscritto il Rais nel «Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia», alla voce «Libro dei tesori umani viventi» riconoscendo il valore di questa figura antichissima. L'Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione ha rinnovato l'attrezzatura della mattanza, l'ha dotata di nuovi strumenti da lavoro e ha trasformato il vecchio stabilimento dei Florio in un cantiere a cielo aperto.
La Regione Sicilia ha varato un gran progetto che porterà, nel giro di due anni, al completo ripristino dell'area, che si estende per 40.000mq. Ci saranno servizi d'accoglienza, bar e ristoranti. Tre musei -Museo della Tonnara, Museo d'Archeologia terrestre e subacquea, Museo Etno-Antropologico- un teatro e un anfiteatro. Una scuola di vela e un'attività artigianale, ovvero la produzione d.o.c. di tonno in scatola. Il progetto è ambizioso e rispecchia la volontà di fare di Favignana un centro d'attrazione turistica culturale tutto l'anno sulla scia dell'interesse che la tonnara incontra.
Quest'anno, per due domeniche, la mattanza di Favignana è diventata un «museo vivente». I pescatori della cooperativa hanno indossato costumi d'epoca in lino, canapa e juta e hanno solcato i mare su antichi vascelli per mostrare ad una miriade di turisti la mattanza di tradizione fenicia.
Uno spettacolo cruento ma una tradizione che si mantiene viva e si rinnova, diventando simbolo di una regione che ha scelto di tutelare, anche attraverso la pesca, la propria identità. Un esempio importante per le altre regioni ove ancora ci sono tonnare attive, come la nostra, che forse dovrebbe interessarsi di più alla sua tonnarella di Camogli.

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