Pezzopane agrodolce: coccola Obama e sputa veleno

L’immagine che più ha entusiasmato gli spettatori di questo G8 è la sua. Una signorotta minuscola, paciosa e irrefrenabile che si sbaciucchia in serie Obama, George Clooney e l’ex acchiappafantasmi Bill Murray tra le macerie della sua città. Chiassosa e spassosa, eccessiva e giuliva, ha rubato la scena a tutti. Sorridente come una luna piena, la tondeggiante eroina in questione è Stefania Pezzopane, la presidente pd della Provincia dell’Aquila che ha condotto big e vip tra le rovine. Quella che due mesi fa tracimava bile in tv ad AnnoZero contro le pecche dei soccorsi; quella che definiva la trasmissione di Santoro «corretta» nonostante le vignette di cattivo gusto sulla tragedia del terremoto; quella che ha criticato ogni provvedimento del governo in Abruzzo e che ora sprizza gioia perché Barack le ha sorriso e George l’ha presa per mano.
Niente di male nell’affrontare l’emergenza senza magoni e bronci, ci mancherebbe. Altra cosa è la misura, della quale si preoccupano ogni giorno gli arbitri dell’eleganza che vigilano sui cucù e le battute di Berlusconi. In spasmodica attesa di qualunque gaffe o istrionismo del premier, la sinistra ha accolto le scenette della Pezzopane (è stata presa in braccio e sbattuta sul tavolo da Bill Murray) come una salutare iniezione di energia. Ma se fosse stata la Carfagna a lasciarsi andare così, con abbracci insistenti come quelli della vedova inconsolabile che si aggrappa a Fantozzi fino a farlo esplodere in un «emmilasciii!»? Sarebbe stata l’Inquisizione. Invece la Pezzopane ha il physique du rôle della simpatica e quindi vale tutto. Anche se al vertice dove «dovrà essere protagonista il dramma della città» (ipse dixit) ha perso la trebisonda e ha splafonato come una teenager al concerto dei Take That.
L’onda lunga dell’ubriacatura da glamour sciacqua la battigia del giorno dopo. Ieri, l’editoriale dell’Unità era a sua firma. Sotto il titolo «Il sorriso di Obama», la Pezzopane tornava a ringraziare il presidente Usa («Madonna, che carisma!», la sua prima, pacata impressione su di lui) per la visita e le gentilezze. Oltre ad essersi inginocchiato accanto a lei per non far risaltare la differenza d’altezza di fronte ai fotografi, Obama le ha pure detto «coraggio». E lei è al settimo cielo. Clooney? «Una sensibilità unica». Le star? «Generose». Il G8 in Abruzzo? «Una scommessa vinta». Tripudio. Peccato che in tutto l’articolo la Pezzopane si dimentichi che i leader del mondo non si siano incontrati al bar dicendosi «Dove lo facciamo ’sto G8? Formentera? Naaa, troppo casino. Ho un amico che mi ha detto che all’Aquila fanno degli arrosticini straordinari, andiamo lì». No. Quelli all’Aquila ci sono venuti perché un governo ha sfidato chi parlava di «demagogia» e li ha portati a toccare la tragedia. Sono venuti perché Berlusconi li ha invitati. E se ora Pezzopane può scrivere di «efficienza» e può sperare che i grandi tornino, non è solo merito suo. È vero, al momento della proposta lei si era subito detta «molto favorevole». Poi, però, aveva ceduto alla tentazione di bollare come feccia ogni idea del governo: «I problemi si aggiungono ai disagi, il G8 non è un evento sentito dagli aquilani totalmente afflitti»; «Non si rifletta solo su frivolezze, menu e guardaroba delle first ladies». E ancora un florilegio di spari su Protezione civile ed esecutivo: «Non va tutto bene», «siamo indisponibili alle prese in giro», «ci sentiamo traditi», «siamo terremotati di serie B», «tante promesse ma ancora niente», «tutti fuori dalle tende? Sì, con la deportazione». Insomma, parole di collaborazione istituzionale.
Ecco, tutto questo rancore nei confronti di Berlusconi rimane (ne è prova la seconda parte del suo editoriale). Epperò vuoi mettere che figata mettere la foto con «No Martini, no party» in ufficio al posto di quella di Napolitano? Per quello (e solo per quello), meno male che Silvio c’è.

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti