Piccolo retroscena. Nei giorni scorsi noi giornalisti genovesi siamo stati convocati dal Comune (invito di cui ringraziamo Tursi) per dire la nostra sul «piano regolatore sociale» e, in particolare, sulla parte dedicata allinfanzia. Per chi non mangia pane e sociologismi, il piano regolatore sociale, nonostante il nome da Bulgaria anni cinquanta, è unidea benemerita. Consiste infatti nel dotare la città di strumenti per diventare a misura di bambino. Il problema è che, dallaudizione di noi giornalisti, è emerso che il Comune vola troppo alto. Pensa, ad esempio, che il piano regolatore sociale sia fatto di Valori e di carte dei Valori per linfanzia. Ora, è chiaro che sui Valori siamo tutti daccordo. Ma il compito istituzionale di un Comune è quello di pensare ai Valori?
Non sarebbe molto meglio partire dalle questioni terra terra? E quando dico «terra terra» intendo proprio nel senso letterale della parola. Ad esempio, intendo lerba dei giardini pubblici o i giochi per i piccoli. Ci rendiamo conto che il verde pubblico in città fa schifo e che, anzichè riempirsi la bocca di Valori, a Tursi farebbero bene a lavorare sui giardini dove giocano i bimbi? Oppure, i diritti delle mamme o delle gestanti: assicurare la vivibilità dei marciapiedi, parcheggi a rotazione riservati alle signore in dolce attesa, controlli sugli autobus affichè ragazzotti extracomunitari ed italiani cedano il posto alle mamme. E tutta roba a costo zero o quasi.
Ci sono valori a volte meno visibili dei Valori. Solo, più importanti.