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Il palestinese Salem condannato a 4 anni per terrorismo. E i 5 Stelle lo difendevano

Era arrivato in Italia per chiedere asilo ma nel suo telefono è stato trovato materiale “idoneo alla commissione di atti con finalità di terrorismo”

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Per Ahmad Salem, palestinese con passaporto libanese detenuto in Italia dalla prima metà del 2025, è arrivata la condanna da parte del tribunale di Campobasso. Quattro anni di reclusione per istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo: una condanna che supera la richiesta formulata dalla pubblica accusa che, pur sostenendo la sua colpevolezza, aveva chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi. Il 24enne è accusato di propaganda jihadista: la Digos nel corso delle indagini ha ricostruito come Salem, giunto in Italia per chiedere asilo, conservasse sul dispositivo clip “istruttive” sulla gestione di ordigni e scontri a fuoco.

Se per la difesa dell’imputato si tratta esclusivamente di materiale relativo al suo vissuto nel campo profughi di Al-Baddawi, in Libano, per i giudici quel materiale era “idoneo alla commissione di atti con finalità di terrorismo”. Salem si trova attualmente detenuto nel carcere di Rossano Calabro in regime di massima sicurezza e la sua difesa, com’è normale e giusto che sia nel sistema giudiziario italiano, ha già annunciato che attenderà il deposito delle motivazioni, che dovrebbe avvenire tra qualche settimana, per ricorrere in appello, contestando la legittimità costituzionale di una norma che punisce il “possesso” di file digitali prima ancora che l'azione. Su Salem si sono espressi in passato gli esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali sostengono che il palestinese sia in carcere solo per “aver chiamato alla mobilitazione contro Israele”.

Questa è anche la posizione delle associazioni pro Pal che durante l’udienza si sono radunate all’esterno del Palazzo di Giustizia di Campobasso, presidiato dalle forze dell’ordine. Per ragioni di sicurezza, per tutto il tempo che è stata in corso l’udienza, il centro della città è stato interdetto al traffico.

Gli attivisti hanno accusato le autorità di “criminalizzazione della solidarietà” durante il sit-in. “Italia stato sionista complice del genocidio!”, hanno scandito anche sui social in difesa di Salem, che ieri si trovava in aula per assistere all’udienza.

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