Un Picasso da record, dipinto in un giorno e pagato 81 milioni

Il capolavoro venduto all’asta a New York in pochi minuti. È il più costoso di sempre

Marie Therese Walter, la donna ritratta nella tela di Picasso che l’altra notte a New York ha sancito il nuovo record assoluto nelle vendite all’asta, era per così dire l’amante giovane. Il maestro di Malaga l’aveva conosciuta a Parigi per strada nel 1927 all’uscita delle Gallerie La Fayettes, quando la ragazza aveva solo 17 anni. Picasso, che sfiorava la sessantina, rimase quasi folgorato dalla sua candida bellezza e le rivolse il più classico invito del repertorio di un pittore: «Mademoiselle, voi avete un viso interessante e io vorrei farvi un ritratto. Noi potremmo fare delle grandi cose insieme. Io sono Picasso». E così fu. Grazie a mademoiselle oggi l’artista ha riconquistato la vetta della classifica dei record all’incanto scippatogli solo tre mesi fa dall’«Uomo che marcia», scultura di Giacometti venduta da Sotheby’s a Londra per 104,3 milioni di dollari. Fino a febbraio, il primato apparteneva sempre all’autore di Guernica, con il ritratto di un Ragazzo con la pipa, battuto sempre da Sotheby’s a 104,1 milioni di dollari. L’altra notte, da Christie’s a Manhattan, l’opera intitolata Nude Green Leaves and Bust ha sfondato quota 106 milioni di dollari, 81 milioni di euro. Cronaca di un trionfo annunciato, va detto, perché il dipinto aveva tutti i requisiti che sognerebbe una casa d’asta per volare altissimo, tanto che le stime su catalogo annunciavano una forbice tra i 70 e i 90 milioni di dollari. Christie’s era alla disperata ricerca di un soggetto «sexy» di Picasso, richiestissimo dal mercato del grande collezionismo; e quest’opera appartiene per di più ad un periodo magico dell’artista, quando il suo stile era ancora al guado tra figurazione e cubismo. Tra il 1931 e il 1932 realizzò sei ritratti della giovanissima Marie Therese. L’opera acquistata l’altra notte in appena otto minuti da un collezionista anonimo è una delle ultime del ciclo, dipinto nell’arco di una sola giornata l’otto marzo del 1932. Marie Therese è lascivamente distesa su un sofà con il capo reclinato all’indietro e il suo volto è nuovamente ritratto in un busto di gesso che compare nella parte alta del dipinto. Sulla tenda blu si scorge invece il profilo di un uomo, sicuramente l’artista, che sembra abbracciare il corpo di lei e in un certo senso l’intero quadro.
Non manca un piccolo giallo che renderebbe ancora più clamorosa la vendita di quest’opera, e cioè che essa non risulta pubblicata sul Catalogo Ragionato dell’artista. L’unica prova della sua autenticità, se così si può dire, sta in una fotografia che ritrae Picasso nel suo studio con il quadro sullo sfondo. Fotografia che, ironia della sorte, è di proprietà della casa d’asta concorrente Sotheby’s, che fino all’ultimo si era rifiutata di concederla. Pare che Picasso, non appena terminato quel quadro, lo abbia immediatamente consegnato al suo mercante Léonce Rosenberg, senza dare neppure il tempo a Christian Zervos, estensore del Catalogo, di fotografarlo. Secondo qualche malalingua, la decisione di non inserire l’opera in catalogo sarebbe invece il frutto di una ripicca della moglie Olga Picasso nei confronti di una delle più sconvenienti infedeltà del maestro. Quella con la «ragazzina».
Una cosa è certa, il nuovo record assoluto dopo appena tre mesi conferma quanto la cosiddetta fascia alta del mercato dell’arte sia praticamente impermeabile a qualsiasi crisi. L’unica differenza, rispetto ad alcuni anni fa, è che pare diminuita la caccia all’arte «status symbol» che aveva fatto lievitare a cifre astronomiche anche molte opere di artisti viventi, da Jeff Koons a Damien Hirst. Oggi i grandi collezionisti continuano a spendere tanti soldi ma a patto che le opere siano di indiscutibile qualità. È altrettanto vero che si tratta di un mercato imprevedibile e in qualche caso un po’ pazzo. Durante la stessa asta di ieri l’altro è stata battuta una splendida e particolarissima scultura di Alberto Giacometti, un gatto irto su quattro zampe lunghissime secondo lo stile dell’artista svizzero scomparso nel 1966. Ebbene, Le Chat è stato aggiudicato ad «appena» venti milioni di dollari, vale a dire 84 in meno rispetto a L’Homme qui marche I acquistato dalla signora Lily Safra, vedova del ricchissimo banchiere rimasto ucciso qualche anno fa nel misterioso incendio della loro casa di Montecarlo.

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