Il pilota eroe dell'Hudson torna a volare

Con il suo coraggio salvò tutti i passeggeri di un airbus, «atterrando» sul fiume che costeggia Manhattan. Ora riprenderà il suo posto di comandante dell'Us Airways

Il pilota eroe torna in pista, e in volo. Chesley Sullenberger si era preso una «pausa» dopo essere diventato famoso grazie all'ammaraggio a New York, nel fiume Hudson, del gennaio scorso. Ora «Sully», come è stato soprannominato dagli americani che ha conquistato grazie alla sua prontezza e al suo coraggio, ha annunciato che riprenderà il suo posto di comandante dei voli di Us Airways. La compagnia ha deciso anche di inserirlo in uno speciale comitato per la sicurezza aerea, vista la fama guadagnatasi salvando 155 persone lo scorso 15 gennaio, quando l'Airbus A320 da lui pilotato ha perso quota costringendolo ad ammarare nel fiume che costeggia Manhattan. Da allora Sullenberger è diventato un eroe dell'aviazione americana: ha ricevuto diverse onorificenze ed è stato anche invitato alla cerimonia di giuramento di Barack Obama, con tanto di posto d'onore riservato.
Tanti onori sono meritati: è stato grazie a lui, «il pilota dell'Hudson», se i passeggeri del volo si sono salvati. Il volo 1549 dell'Us Airways era partito da New York poco prima delle quattro di pomeriggio, diretto a Charlotte, in North Carolina. L'airbus A320, sembra a causa dell'impatto con uno stormo di oche, appena dopo il decollo ha subito un'avaria a uno dei motori e in pochi istanti il comandante «Sully» ha dovuto prendere una decisione tremenda: eseguire un atterraggio di emergenza in una zona dove non esistono spazi aperti se non quello del fiume. Il comandante Sullenberger, dopo aver valutato che si trovava in quel momento ad un'altezza di 975 metri, in una frazione di secondo ha deciso di «atterrare» sul fiume Hudson. Il comandante ha quindi spento i motori, ha cercato la traiettoria più morbida possibile e con una notevole dose di sangue freddo ha eseguito l'ammaraggio. Una manovra che il sindaco Bloomberg definì «tanto coraggiosa quanto straordinaria». Anche perché, come da regolamento, il comandante Sullenberger è stato l'ultimo a lasciare l'aereo. Ha controllato che tutti i passeggeri e i membri dell'equipaggio fossero in salvo e solo alla fine ha pensato sé. Nessuno ha esitato a definirlo un eroe. Ora, con la stessa normalità, l'eroe torna al suo lavoro. Solo molto più famoso.