Passa da qui la storia di Milano. Perché le mura di questi edifici raccontano episodi che risalgono al 1456, quando il duca Francesco Sforza decise di fondare lOspedale Maggiore e quando, due anni più tardi, Papa Pio II ratificò la decisione e istituì una particolare indulgenza che viene ancora celebrata in anni alterni, la cosiddetta «Festa del Perdono». Sono trascorsi secoli, nel 2003 lospedale nel centro della città si è fatto Fondazione (Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena) e già lanno precedente sono cominciati i lavori che lo porteranno a una ristrutturazione complessiva. Data dellinaugurazione: «Diciamo che per lExpo la signora Milano avrà un nuovo gioiello da indossare», scherza il direttore sanitario Marco Triulzi.
Eccellenze e punti deboli. E allora partiamo dai secondi, che in parte trovano una giustificazione: «Non è facile lavorare a pieno regime mentre lospedale si trasforma in un cantiere e ogni singolo intervento ne richiede automaticamente un altro». Facciamo un esempio: dopo che è stato abbattuto il padiglione Pasini è stato realizzato un nuovo temporaneo reparto di medicina durgenza nel padiglione Devoto, ma per fare questo, sono stati necessari una serie di accorgimenti. «Tra tutti i reparti, lendoscopia digestiva è quello che si è spostato più di tutti», così capita di attendere anche 60 giorni per una colonscopia: «Una conseguenza negativa dei lavori, ma non certo disastrosa perché in caso di urgenza, lesame viene fatto in tre giorni».
Immaginate 300 persone, tra operai e fornitori di circa 25 ditte, che ogni giorno si trovano a lavorare in mezzo a medici, pazienti e infermieri. «Sembrava impossibile ma ce la stiamo facendo». Il segreto? «Lintero processo di attività è stato ed è costantemente monitorizzato per la sicurezza dei malati, operatori sanitari e ambientale da un progetto di ricerca attivato ad hoc dalla direzione scientifica e condotto dal nostro dipartimento di Medicina del Lavoro». Presto il nuovo padiglione Monteggia tornerà operativo e «allora - promette Triulzi - la strada sarà in discesa e i pazienti subiranno meno disagi».
Bilancio alla mano, i conti tornano. Aumentano le prestazioni ambulatoriali (generando un ricavo di 212,1 milioni di euro) e si riducono (meno 3,3 milioni di euro) quelle di ricovero. Il motivo? Sempre lo stesso: i lavori in corso. Metà dei costi di produzione sono derivati dal personale, una cifra che però è diminuita di cinque milioni di euro, a causa di una riduzione degli assunti. Per dirla con le parole del direttore sanitario: «Abbiamo approfittato di un momento fisiologico per raggiungere un equilibrio, senza mai dimenticare che il personale è il patrimonio più prezioso». E di prezioso, nella storia del Policlinico, ci sono soprattutto le tradizioni. «I medici hanno cominciato a fare scuola prima ancora che nascesse luniversità.
Il Policlinico? Un gioiello «ingessato»
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