Il rinvio non è uno stop politico, ma il riflesso di un equivoco e di un equilibrio che la maggioranza intende preservare. Il Consiglio dei ministri di ieri avrebbe dovuto avviare la procedura per la nomina del nuovo presidente della Consob. L'incarico di Paolo Savona è, infatti, in scadenza l'8 marzo, ma la decisione è slittata a una prossima riunione. Sul tavolo il nome del sottosegretario all'Economia Federico Freni, leghista, uno degli uomini chiave del Mef e tra gli architetti delle ultime leggi di Bilancio, oltre che della legge Capitali e della riforma del Tuf. La designazione, data per imminente alla vigilia, è stata però congelata per consentire un chiarimento politico.
Secondo quanto viene riferito da fonti di governo, il nodo non riguarda il profilo di Freni, che resta il candidato naturale alla successione, ma la natura stessa della nomina. Il leader di Forza Italia Antonio Tajani, alla Festa del Giornale a Montegrotto ha dichiarato che «Freni non può essere presidente perché è un politico». Il vicepremier avrebbe ritenuto che all'ordine del giorno ci fosse una nomina a commissario e non a presidente. Un equivoco che lo ha irritato e che ha portato Fi a esprimere una disponibilità limitata alla designazione come componente, ma non alla sua investitura come numero uno della Commissione. Nelle ore precedenti al Cdm le perplessità azzurre erano emerse pubblicamente attraverso il portavoce nazionale Raffaele Nevi. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, aveva invece sottolineato come Freni sia «una persona che ha tutte le caratteristiche per svolgere quel ruolo», pur ricordando che «è anche una pedina importante nello scacchiere del Mef». A sostegno del sottosegretario era arrivato anche il leader leghista Matteo Salvini.
Il Consiglio dei ministri, durato circa venti minuti, ha così preso atto delle diverse sensibilità e ha scelto la strada del rinvio, anche per approfondire il tema dell'indipendenza richiesta al presidente della Consob e per scongiurare possibili rilievi formali. Anche se vi sono i precedenti di Vegas (nominato quand'era viceministro al Mef) e dello stesso Savona (ex ministro agli Affari Ue). Nelle stanze della maggioranza il clima viene descritto come tutt'altro che conflittuale. La questione verrà affrontata collegialmente e l'approdo di Freni alla presidenza resta l'esito più probabile.
Il trasferimento di Freni alla Consob aprirebbe un dossier altrettanto sensibile al Mef. Il posto che lascerebbe il sottosegretario è considerato strategico e richiede una figura di peso, all'insegna di rigore e competenza, come trapelato da Palazzo Chigi e da Via XX Settembre. Tra i nomi che circolano c'è quello di Massimo Garavaglia, ex ministro del Turismo ed ex viceministro dell'Economia, oggi presidente della commissione Finanze del Senato. Uno schema che rafforzerebbe l'asse leghista tra Tesoro e Authority, senza scosse politiche.
Aprire uno scontro alla vigilia di una stagione fitta di nomine sarebbe controproducente per tutti.
Tra società partecipate e autorità indipendenti sono in gioco oltre cento incarichi, con 112 consiglieri da nominare in 17 grandi spa di Stato, da Eni a Enel, da Terna a Leonardo ed Enav. Ancora più delicato è il capitolo delle Authority: oltre alla Consob, sono in scadenza Antitrust, Enac, Ispra, Agenas, Anvur e molti altri organismi.