«Il decreto Bollette lo stiamo chiudendo» e sicuramente per la prossima settimana sarà in Consiglio dei ministri». È quanto ha confermato ieri il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin (in foto). Il testo, atteso da mesi, vale tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro e punta a intervenire in modo mirato su bollette di famiglie e imprese, evitando un aumento del debito pubblico.
Il perno dell'intervento resta il costo del gas utilizzato per produrre energia elettrica. L'idea è ridurre il differenziale tra Ttf e Psv, sterilizzando quel delta che nelle ultime settimane ha pesato in modo significativo sulle quotazioni italiane. A questo si affianca lo spostamento di alcuni oneri oggi caricati sul gas dei produttori termoelettrici, così da sfruttare il meccanismo del prezzo marginale e ottenere un effetto amplificato sul prezzo finale dell'elettricità. Le coperture dovrebbero arrivare in parte dalla vendita di una quota di gas nelle disponibilità pubbliche (il cosiddetto gas release) e in parte dalle risorse legate alle quote di CO2, con un rafforzamento del bonus sociale e un'estensione degli strumenti di lungo periodo come i Ppa per le Pmi.
Uno dei punti più delicati riguarda proprio la vendita del gas stoccato. Pichetto ha chiarito che l'operazione «c'è nel decreto bollette, ma non intaccherà gli stoccaggi del prossimo inverno». L'Italia, ha aggiunto, non ha un problema quantitativo. «Per noi italiani va bene l'obiettivo degli stoccaggi di gas pieni al 90% al primo novembre, anche perché siamo il paese che può superarlo tranquillamente». Il tema, semmai, è europeo, perché «il calo degli stoccaggi crea tensione di mercato e un aumento dei prezzi».
Il capitolo energia si intreccia con quello della competitività. In vista del confronto europeo, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha chiesto di sospendere temporaneamente l'Ets per manifattura, termoelettrico a gas, trasporti marittimi, edifici e mobilità, perché si tratta di «un sistema squilibrato, che non genera i benefici di decarbonizzazione cui aspira, mentre di fatto grava sulla capacità competitiva dell'industria europea». Per Orsini è «urgente bloccare l'Ets per evitare di aggravare ancor più il peso del costo dell'energia su imprese e famiglie».
D'altronde, i numeri dell'Istat fotografano una situazione ancora fragile. Nel 2025 la produzione industriale ha segnato una flessione dello 0,2% annuo al netto degli effetti di calendario. Solo il comparto energia cresce nell'intero anno, mentre nella manifattura brillano farmaceutica, alimentare ed elettronica, a fronte di forti difficoltà per tessile e mezzi di trasporto.
Confcommercio sottolinea che si registra una condizione di progressivo miglioramento», con il passaggio da -3,5% del primo trimestre a +1,6% nell'ultimo. Una ripresa ancora incerta, ma che rende il nodo energia ancora più decisivo.