Fincantieri alza il velo sul piano al 2030 e vola in Borsa (dopo un massimo a 16,97 euro, oltre il 5%, ha chiuso la seduta in rialzo del 2,8%) grazie al rafforzamento di quattro pilastri (subacquea, navi da difesa e civili, offshore) in nome della Difesa.
Uno sviluppo che passerà da 1,9 miliardi di investimenti a trazione tecnologica. Dalle navi, civili e militari, alla subacquea, l'impegno è aumentare la potenza di fuoco e ampliare il potenziale degli attuali cantieri. Il tutto per far fronte ad oltre 50 miliardi di ordini attesi, di cui quelli relativi alla difesa saranno un driver già nel 2026. «Il comparto Difesa riveste un ruolo centrale nella nostra strategia: l'aumento atteso della domanda e il raddoppio della capacità produttiva dei nostri cantieri italiani ci permetteranno di rafforzare la nostra posizione nei programmi nazionali e internazionali più rilevanti», ha detto l'ad Pierroberto Folgiero.
A dare sprint al titolo è anche la revisione al rialzo delle stime 2025 e la guidance futura. Nonché la promessa del ritorno al dividendo nel 2028, a quasi dieci anni dall'ultima cedola pagata agli azionisti (l'ultima risale alla primavera del 2019). Ciliegina sulla torta, l'ad ha annunciato ufficialmente l'impegno del gruppo nel nuovo nucleare: «È una visione strategica ed è sicuramente un long shot, un colpo lungo. In merito stiamo lavorando con la Marina che sta definendo la sua traiettoria tecnologica sul nucleare militare con un progetto che si chiama Minerva, e che dà una misura di quanto la Marina sia lungimirante», ha chiarito l'ad.
«Stiamo studiando e valutando gli impatti ingegneristici delle alternative del nucleare a mare, dei reattori di quarta generazione, sull'assunzione che il nucleare a mare deve andare su una traiettoria tecnologica diversa da quella del nucleare a terra». Tornando al piano, Folgiero punta a una forte spinta della capacità produttiva, all'aumento della produttività, al rafforzamento dei progetti strategici e alla crescita nelle adiacenze. Il tutto, sfruttando la spinta che arriva dai due business principali, la difesa e il settore crocieristico.
Tra gli investimenti, 250 milioni andranno all'eventuale raddoppio della produzione offshore in Vietnam, dove opera la controllata Vard.
Guardando ai numeri, l'utile netto arriverà a 500 milioni nel 2030. I ricavi sono previsti in aumento a 9,2-9,3 miliardi nel 2026, e a 12,5 miliardi nel 2030. I ricavi del 2026 riflettono l'impatto legato alla ridefinizione del programma Constellation negli Stati Uniti, i cui effetti saranno compensati da nuovi ordini attesi nell'anno e che avranno un riflesso sui ricavi post 2028.
Quanto al 2025, Fincantieri stima un utile netto di 110 milioni e ricavi a 9 miliardi. Fincantieri stima poi di azzerare nel 2032 l'indebitamento (atteso a 1,8 miliardi nel 2025 e in calo a 1,25 miliardi nel 2030) e di portare, entro lo stesso orizzonte temporale, la posizione finanziaria netta a credito.
Nel piano, anche una accelerazione sull'impronta green delle navi: la prima unità a zero emissioni è attesa per il 2035.
Sul fronte fusione e acquisizioni, infine,
Fincantieri lascia aperta la porta a possibili operazioni, ma selettive e funzionali all'innovazione dei prodotti. «Le acquisizioni non sono il cuore della strategia - ha detto il ceo - il nostro posizionamento è opportunistico».