Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 07:11
Politica economica

Manovra, Meloni frena le richieste dei partiti

Ufficializzato il rinvio del Cdm sul bilancio in attesa della flessibilità Ue. Le misure dovranno avere effetti “tangibili”. Banche, al via la trattativa con l’Abi

Italy's Prime Minister Giorgia Meloni makes a doorstep statement at the end of a European Union summit at the EU headquarters in Brussels on October 16, 2026. EU leaders head on October 15, 2026 for their biggest clash yet over the bloc's next long-term budget, as they race to lock in a deal before next year's French presidential election. (Photo by NICOLAS TUCAT / AFP)

Due ore di confronto a Palazzo Chigi per mettere ordine nelle priorità della legge di Bilancio. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha riunito ieri sera i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, collegato da Milano, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Al centro del vertice, riferiscono fonti di maggioranza, «il confronto sulle priorità della manovra economica, sulle risorse disponibili e sulle misure a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori».

Sul tavolo anzitutto il negoziato con Bruxelles per «ottenere maggiori margini di flessibilità», a partire da quelli sull’energia. Proprio per tenerne conto, l’approvazione del ddl in Consiglio dei ministri «slitterà di qualche giorno, con l’obiettivo di definire una manovra che tenga conto dell’esito delle interlocuzioni con Bruxelles». Salta così ufficialmente la scadenza del 20 ottobre per l’invio alle Camere: difficile il via libera nel Cdm di venerdì 23, più probabile che la data giusta sia il 28. Le priorità sono «gli interventi a favore dei giovani e degli anziani, il rafforzamento della sanità, il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell’energia». È stato affrontato anche «il tema del contributo richiesto al settore finanziario» per le coperture, e il confronto «proseguirà nei prossimi giorni per individuare un equilibrio tra le priorità della maggioranza e i margini finanziari disponibili».

La linea di Meloni e Giorgetti è quella del rigore: con spazi di bilancio stretti, le risorse vanno concentrate su misure dagli effetti «tangibili» per i cittadini, e le richieste di modifica dei partiti al testo base vanno scremate il più possibile. Il nodo più delicato resta quello delle banche. Il Documento programmatico di bilancio ha già fissato in 5 miliardi il contributo atteso dal settore finanziario, ma la questione, ha chiarito Meloni, «va negoziata bene», anche perché lo scorso anno è stato siglato un accordo triennale. Le ipotesi allo studio sono tre e puntano a evitare una tassazione vera e propria, che la Lega vedrebbe con favore ma su cui altri alleati sono contrari: si tratta di stabilire quale parte sia vincolante e quale possa restare su base volontaria. L’obiettivo era uscire dal vertice con un’intesa politica sull’impostazione generale, in vista di una delicata trattativa con l’Abi.

Intanto i partiti presentano le loro bandiere. La Lega insiste su flat tax fino a 100mila euro, pensione a 64 anni e flat tax per i giovani; Forza Italia non arretra sul taglio dell’Irpef per il ceto medio e chiede l’estensione dello stop al bollo auto, la no tax area per i giovani e il recupero delle spese mediche nell’anno in corso. Noi Moderati propone la cedolare secca sugli affitti lunghi e l’azzeramento delle tasse per i neoassunti under 30, mentre Fratelli d’Italia punta su risposte concrete per famiglie e imprese. Dopo i disordini degli ultimi giorni, il governo potrebbe intervenire in manovra per rafforzare le risorse alle forze dell’ordine, anche con una «previdenza dedicata» al comparto sicurezza, su cui il ministro della Pa Paolo Zangrillo ha già avviato un tavolo.

Commenti