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Politica economica

Mosca avverte l’Europa. “Noi essenziali sul gas”

Il vicepremier Novak sullo stop Ue alle forniture russe dal 2027: “Coprire l’ammanco dal Qatar è impossibile”. E Trump congela per 60 giorni le sanzioni

Kiev blocca il transito di gas russo. "L'Europa ha 4 rotte alternative"

Il gas torna a far paura all’Europa. Il contratto di riferimento olandese Ttf ha chiuso venerdì invariato a 86,10 euro al megawattora, a ridosso dei massimi dalla fine del 2022, alla terza settimana consecutiva di rialzi. A pesare sono gli attacchi nei pressi dello Stretto di Hormuz, che hanno ridotto i transiti di gnl dal Golfo Persico e costretto i cargo a costose deviazioni attorno al Capo di Buona Speranza, insieme ai fermi non programmati in Norvegia. Il nodo vero sono gli stoccaggi: le riserve dell’Unione sono intorno al 74% della capacità, contro una media storica dell’86% per metà ottobre.

In questo quadro si è inserito il vicepremier russo Alexander Novak, che in un’intervista all’emittente Vesti, ripresa dalla Tass, ha messo in guardia Bruxelles sul divieto di importare gnl russo che scatterà il primo gennaio 2027, tappa del piano con cui l’Ue rinuncerà del tutto al gas di Mosca, anche via tubo, entro l’autunno dello stesso anno. «Siamo certi che al momento non vi sia alcun modo per coprire il deficit, visto che lo Stretto di Hormuz è chiuso e l’impianto in Qatar è stato fermato a causa degli attacchi avvenuti a marzo», ha spiegato, aggiungendo che «per questo motivo, a mio avviso, i politici europei si stanno dando la zappa sui piedi se decidono di vietare le forniture, incluse quelle provenienti dalla Russia». Per Novak il divieto «è davvero sorprendente, poiché oggi il mercato europeo è in una situazione di squilibrio», con un deficit «significativo» e riserve che a suo giudizio sono «inferiori del 10% rispetto alla media registrata in questo stesso periodo negli anni passati». Il vicepremier ha poi ricordato che negli ultimi nove mesi Mosca ha inviato in Europa 12 milioni di tonnellate di gnl, «un quantitativo persino superiore a quello dell’anno scorso». E ha chiosato: «Sembra che i nostri partner europei vogliano fare scorta più rapidamente e acquistare maggiori volumi di gnl prima del primo gennaio 2027».

Intanto Washington sceglie il pragmatismo. Venerdì Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende le principali sanzioni e i dazi previsti dal Graham Act, comprese le misure contro i Paesi che acquistano petrolio e gas russi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegato che il presidente si prenderà fino a 60 giorni perché vuole «analizzare l’impatto dell’introduzione di sanzioni e dazi sull’economia globale e anche su quella statunitense», mentre Trump ha tenuto le carte coperte: «Molti di voi non sanno ancora quale sia la mia decisione, ma ci arriveremo e lo scoprirete». In parallelo c’è l’intesa con Mosca sul diesel, con oltre 300mila tonnellate destinate agli Stati Uniti e altre spedizioni da novembre per raffreddare i prezzi dei carburanti spinti dalla guerra con l’Iran. «Quel diesel sarà venduto in un modo o nell’altro», ha osservato Rubio, ammettendo che «questi conflitti in varie parti del mondo stanno iniziando a entrare in collisione».

È proprio questa collisione a mettere l’Europa con le spalle al muro: affrancata dai gasdotti russi, dipende ormai dal gnl e dal mercato spot globale, pagando la materia prima molte volte più dei concorrenti americani. E il primo gennaio è dietro l’angolo.

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