Politica economica

Pronto il nuovo Patto, più spazio agli investimenti

Arriva l’ok di Parlamento e Consiglio Ue. Focus sulle spese per difesa, energia, transizione green e digitale

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La riforma del Patto di Stabilità è arrivata all’ultimo miglio. Nella notte tra venerdì e sabato il Consiglio Ue, la Commissione europea e l’Europarlamento (il cosiddetto «trilogo») hanno trovato l’intesa sulle nuove regole che dovranno sovrintendere i conti pubblici dei Paesi dell’euro. Dopo una trattativa di 16 ore, si è giunti a qualche modifica rispetto alla proposta franco-tedesca fatta propria dall’Ecofin a fine dicembre.
Restano fissi i capisaldi. Confermato il quadro dell’aggiustamento di bilancio nei paesi con deficit/Pil superiore al 3% (è il caso di Italia e Francia) delineato dall’Ecofin: 4 anni di tempo per rientrare sotto il 3% (per poi proseguire la discesa per assicurare il margine di manovra del bilancio per fronteggiare il peggioramento della congiuntura).

Il periodo può essere esteso a 7 anni con impegni di riforma e investimenti. All’inizio del processo di formazione delle strategie di bilancio la Commissione presenterà una «traiettoria di riferimento» (precedentemente era chiamata «traiettoria tecnica») agli Stati in cui il debito pubblico supera il 60% del prodotto interno lordo o il disavanzo pubblico supera il 3% del Pil. Ora si prevede un pre-dialogo facoltativo e fattuale tra gli Stati e la Commissione. La traiettoria di riferimento indica come gli stati possono garantire che entro la fine di un periodo di aggiustamento fiscale di quattro anni, il debito pubblico si trovi su una traiettoria «plausibilmente discendente o rimanga a livelli prudenti nel medio termine». Questo confronto “politico” consentirà qualche piccolo spazio in più per gli investimenti pubblici e più margini per deviare sui percorsi di spesa in caso di circostanze eccezionali. I piani di spesa a 4 anni andranno presentati entro il 20 settembre, ma il Parlamento Ue dovrà riuscire a tradurre gli accordi in norme prima della sua scadenza.

Questa impostazione consentirà di salvaguardare gli investimenti già avviati nelle aree prioritarie Ue come transizione climatica e digitale, sicurezza energetica e difesa che saranno fattori attenuanti (se non addirittura causa escludente) nella procedura per disavanzo eccessivo. Il Parlamento ha ottenuto anche che, in circostanze eccezionali con impatto sui conti, si potrà chiedere di deviare dai piani di spesa concordati. Permangono, tuttavia, le condizioni imposte dai Paesi frugali capeggiati dalla Germania: si dovrà mantenere un ritmo certo di riduzione del debito (dello 0,5 e dell’1% annuo per chi sfora rispettivamente il 60% e il 90% del rapporto debito/Pil) e del deficit pubblico (per portarlo all’1,5% del Pil, rispetto al 3% del Pil fissato dai trattati). I fattori di «salvaguardia» e il confronto politico possono “salvare” l’Italia da un set normativo che implica correzioni di bilancio nette comprese tra i 7 e gli 8 miliardi di euro l’anno.

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