Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 21:24
Politica economica

Rating, Dbrs conferma l’Italia ad A (low) con prospettive stabili

L’agenzia promuove la resilienza dell’economia, l’avanzo primario e la solidità delle banche. Sorvegliati speciali il debito e il costo degli interessi

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri tenutosi a Palazzo Chigi a Roma, Venerdì 20 Ottobre 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) MInister of economy Giancarlo Giorgetti during the press conference after the Council of Ministers held at Palazzo Chigi in Rome, Wednesday October 02 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Morningstar Dbrs ha confermato il rating sovrano dell’Italia ad A (low) con trend stabile e il giudizio di breve termine a R-1 (low). La conferma arriva in un contesto internazionale complicato, segnato dal conflitto in Medio Oriente, dal rincaro dell’energia e da condizioni finanziarie più restrittive. L’agenzia la motiva così: nonostante i venti contrari, «l’economia italiana ha dimostrato resilienza, mentre la strategia di consolidamento fiscale del governo è rimasta in larga parte sulla giusta strada». Il trend stabile riflette la valutazione secondo cui i rischi per il rating «restano bilanciati».

Una crescita più robusta del previsto

Il primo punto a favore è l’economia reale. La revisione dei conti nazionali dell’Istat ha disegnato un profilo più solido, con una crescita del Pil «rivista al rialzo all’1,1% nel 2024 e allo 0,6% nel 2025». Il governo, nel Documento programmatico di finanza pubblica 2026, ha alzato la stima per l’anno in corso «all’1,0% dallo 0,6% precedente». A sostenere l’attività sono stati i consumi privati, che hanno tenuto grazie a un mercato del lavoro solido, e gli investimenti del Pnrr. Nel primo trimestre è arrivata anche una spinta dalle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Per il 2027 la crescita è attesa allo 0,8%, per il 2028 allo 0,9%.

Secondo Dbrs, l’economia italiana «ampia, diversificata e resiliente» resta «un punto di forza chiave». In dieci anni il tasso di investimento è salito «dal 17,1% del Pil nel 2015 al 22,0% nel 2025». Gli occupati sono passati «da 22,2 milioni a 24,4 milioni ad agosto 2026». Restano i nodi strutturali: demografia sfavorevole, bassa partecipazione femminile al lavoro e produttività debole. Per questo, avverte l’agenzia, sarà decisivo sostenere gli investimenti anche dopo la scadenza del Pnrr.

Conti in ordine e uscita dalla procedura in vista

Sui conti pubblici l’agenzia riconosce il percorso compiuto. Il deficit è sceso «da un picco del 9,4% del Pil nel 2020 al 3,1% nel 2025». L’Italia è tornata in avanzo primario nel 2024 «per la prima volta dal 2019» e lo ha portato allo 0,8% nel 2025. Per il 2026 il governo conferma un deficit al 2,9% e un avanzo primario all’1,2%.

Il passaggio più atteso riguarda Bruxelles: l’Italia «potrebbe uscire dalla procedura per deficit eccessivo nella primavera del 2027», a condizione di chiudere quest’anno con un disavanzo sotto il 3%. Il deficit salirà temporaneamente al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, per l’uso della clausola di salvaguardia nazionale. Questa finanzia spese aggiuntive dello 0,3% del Pil ciascuna per sicurezza energetica e difesa. Per Dbrs il peggioramento «riflette in larga parte misure temporanee», con il disavanzo atteso al 2,3% nel 2029. L’agenzia ritiene che le autorità resteranno impegnate nel risanamento di medio termine, ma ricorda che il prossimo esecutivo dovrà confermare la linea della prudenza.

Debito e interessi, i sorvegliati speciali

Le ombre riguardano soprattutto il debito, che «resta un vincolo chiave» per il merito di credito. Il rapporto debito/Pil «ha raggiunto il 136,7% nel 2025, il secondo livello più alto dell’Ue». Salirà al 138,1% quest’anno e toccherà il picco del 138,5% nel 2027, prima di scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Pesa ancora l’eredità dei bonus edilizi, a partire dal Superbonus. Il loro impatto è stimato «all’1,9% del Pil nel 2026 e all’1,1% nel 2027» e calerà a circa lo 0,2% annuo nel biennio successivo.

Cresce anche la spesa per interessi, che passerà dal 3,8% del Pil del 2025 al 4,2% quest’anno fino al 4,7% nel 2029. A mitigare il rischio contribuiscono la vita media del debito, pari a «circa sette anni», e la forte domanda di titoli da parte dei risparmiatori italiani e degli investitori esteri. Contano anche la quota ancora significativa di debito detenuta dall’Eurosistema e gli strumenti della Bce contro movimenti ingiustificati dei rendimenti.

La stabilità politica come garanzia

Ampio spazio è dedicato al quadro politico. Il governo guidato da Giorgia Meloni, in carica dall’ottobre 2022, a settembre è diventato «il governo più longevo d’Italia dal 1946». Una stabilità che, secondo Dbrs, «ha migliorato la prevedibilità delle politiche e rafforzato la credibilità della strategia di bilancio del governo». L’esecutivo, aggiunge l’agenzia, ha perseguito «politiche di bilancio prudenti» e ha portato avanti il Pnrr. Restano necessarie riforme strutturali più profonde su produttività, demografia e infrastrutture.

Le elezioni sono previste entro dicembre 2027. Dbrs cita la nuova legge elettorale: proporzionale, con un premio di maggioranza fino al 17,5% dei seggi per la lista o coalizione che supera il 42% in entrambe le Camere. Il rischio principale indicato dall’agenzia è «un esito elettorale non risolutivo che porti a un Parlamento senza maggioranza». Considera invece limitato il pericolo che il prossimo governo si allontani in modo significativo dalle regole fiscali europee.

Banche solide e conti con l’estero in attivo

Promosso anche il sistema bancario, che «resta sano». Gli istituti sono ben capitalizzati e redditizi, e i crediti deteriorati sono scesi «all’1,9% nel secondo trimestre 2026». L’indebitamento di famiglie e imprese resta tra i più bassi dell’area euro. Solida anche la posizione esterna: le partite correnti hanno registrato un avanzo medio «dell’1,7% del Pil nell’ultimo decennio» e la posizione patrimoniale netta sull’estero è positiva «per il 14,5% del Pil». Il rincaro di petrolio e gas ridurrà l’attivo nel 2026. Lo mitigano però un approvvigionamento di gas ben diversificato e stoccaggi «intorno all’83% ad agosto», in vista dell’inverno.

Commenti