Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:44
Politica economica

Sbanda l’auto cinese. Vendite giù del 19%

S&P vede nero sul mercato di Pechino. Arriva l’accordo Francia -Germania per dimezzare l’import in Ue

"Dazi invisibili" contro la Cina: cosa c'è dietro la strana mossa di Putin

Surplus di capacità produttiva, guerra dei prezzi, un numero eccessivo di costruttori destinati a ridursi a una quindicina e l’eliminazione dei sussidi statali: il mercato dell’auto cinese è in crisi. Quest’anno S&P stima per il Dragone vendite in calo del 19% e vede un calo costante fino al 2028 con stabilizzazione a 20 milioni di veicoli. Una situazione che costringe i produttori del Dragone a guardare altrove e a esportare in direzione degli altri mercati, l’Europa in primis. Nel Vecchio continente le conseguenze si toccano con mano: impennata delle immatricolazioni e un’offerta completa con listini accessibili. AlixPartners prevede, per quest’anno, 10 milioni (+41%) di veicoli esportati dalla Grande muraglia a livello mondiale, di cui un quarto nel Vecchio continente.

L’allarme Cina, per la verità, è suonato da tempo e solo ultimamente i decisori di Bruxelles ne hanno preso atto, vista la crisi in cui è piombato il settore. Dall’ideologia letale del Green deal, dunque, si è deciso di passare all’azione. L’ultimo atto riguarda la sigla dell’accordo, annunciato ieri, tra Francia e Germania, che punta sulla flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi climatici grazie all’apertura ai carburanti rinnovabili (l’Italia preme da tempo all’inserimento dei bio-fuels) insieme alla valorizzazione di alluminio e acciaio verdi, entrambi comunque assai cari. In sintesi, non ci sono passi indietro sulla mobilità elettrica, ma con obiettivi meno severi e più flessibili per non compromettere la competitività del comparto. Centrale è anche l’alleanza politico-industriale con il Regno Unito

L’asse tra Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz trova sponda anche nella linea adottata dai capi di Stato e di governo

del Ppe che proprio sull’auto hanno chiesto, in nome della competitività, riforme in senso meno stringente delle norme ambientali rispetto all’impalcatura iniziale. Il vicepresidente della Commissione Ue, Stephane Séjourné: «Sono certo che Consiglio e Parlamento manterranno tale slancio a favore di una strategia con al centro il Made in Europe». «Preferenza europea - evidenziano Parigi e Berlino - significa che la transizione verso la mobilità pulita deve essere accompagnata da investimenti, innovazione e produzione in Francia, Germania e in tutta l’Ue». Positivo il commento di Stellantis: «Un passo importante che può contribuire a portare flessibilità e chiarezza di cui abbiamo bisogno».

Commenti