La manovra 2027 entra nella fase delle scelte, con il governo impegnato a conciliare la prudenza sui conti pubblici con la necessità di sostenere famiglie, lavoratori e imprese. Il margine finanziario è ristretto, ma sul tavolo restano diverse ipotesi per dare continuità alla riduzione delle tasse e incentivare la crescita. La composizione definitiva degli interventi dipenderà anche dal confronto con Bruxelles e dalla possibilità di ottenere maggiore flessibilità per tenere conto dell’inflazione.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato la strada: per salvaguardare la credibilità dell’Italia occorre «individuare chiaramente le priorità». Una linea che punta a concentrare le risorse sulle misure con maggiore capacità di produrre risultati, senza compromettere il percorso di risanamento dei conti pubblici.
Irpef, il ceto medio resta al centro della strategia
L’ipotesi di estendere il taglio dell’Irpef fino a 60mila euro di redditonon è definitivamente tramontata, anche se la ricerca delle coperture ne rende più difficile la realizzazione. L’intervento, che costerebbe circa 2,6 miliardi, consentirebbe di ampliare la platea dei beneficiari della riduzione dell’aliquota dal 35 al 33%, oggi applicata ai redditi compresi tra 28mila e 50mila euro.
L’obiettivo resta alleggerire il prelievo sul ceto medio, rafforzando il potere d’acquisto e lasciando più risorse a disposizione di chi lavora. Il governo dovrà però valutare il taglio alla luce delle altre priorità, a partire dagli interventi per le famiglie e dagli incentivi alle attività produttive. La partita si giocherà quindi sulle risorse disponibili e sulle possibilità di rendere compatibili le diverse misure.
Partite Iva, la flat tax punta a 100mila euro
Tra i capitoli sui quali l’esecutivo intende continuare a lavorare figura l’ampliamento della flat tax per le partite Iva, con l’innalzamento a 100mila euro della soglia di ricavi e compensi. La proposta mira a estendere il regime agevolato a un numero maggiore di autonomi, sostenendo l’iniziativa privata e semplificando il prelievo fiscale.
La misura dovrà fare i conti con il confronto europeo, che in passato ha già posto ostacoli a questa possibilità. Il governo punta, comunque, a riaprire il dossier, nell’ambito di una strategia che considera la riduzione della pressione fiscale uno strumento per favorire il lavoro e l’attività economica.
Sanità e famiglie, allo studio aiuti mirati
Accanto alla riduzione delle imposte, la manovra potrebbe prevedere un sostegno per gli anziani e le persone più fragili, con particolare attenzione alle spese sanitarie. I tecnici stanno valutando un bonus forfettario che permetta di anticipare almeno in parte il beneficio fiscale oggi riconosciuto attraverso le detrazioni in dichiarazione dei redditi.
Tra le spese potenzialmente interessate figurano quelle sostenute al di fuori del Servizio sanitario nazionale, comprese le prestazioni odontoiatriche. L’importo dell’aiuto dipenderebbe dalla fascia di reddito dei beneficiari e dalle risorse che sarà possibile reperire. L’obiettivo è rendere il sostegno più tempestivo, senza rinunciare alla necessaria prudenza finanziaria.
Per i lavoratori resta inoltre possibile la conferma della detassazione degli incrementi contrattuali, mentre lo sconto fiscale sulle tredicesime sembra destinato a tempi successivi. Sul fronte dei giovani, l’attenzione rimane rivolta a misure che favoriscano l’occupazione e offrano un sostegno alle famiglie in una fase di forte calo della natalità.
Imprese e investimenti, più spazio agli incentivi
La manovra guarda anche alla competitività del sistema produttivo. Tra le ipotesi figura il potenziamento dell’iperammortamento, con la possibilità di ampliare l’elenco dei beni agevolabili, includendo nuovamente anche alcuni software in cloud. Si tratta di strumenti destinati a favorire gli investimenti e ad accompagnare la trasformazione tecnologica delle aziende.
Resta inoltre centrale la Zes unica nazionale, con le agevolazioni previste per sostenere gli investimenti nelle aree interessate. Il governo punta così a mantenere un quadro di incentivi per le imprese, in grado di accompagnare la crescita e rafforzare la capacità produttiva.
Le decisioni finali dipenderanno dalle coperture e dagli spazi di flessibilità che si apriranno nel confronto europeo. La sfida per l’esecutivo sarà trasformare le risorse disponibili in interventi capaci di sostenere il reddito, il lavoro e gli investimenti, mantenendo la rotta della responsabilità finanziaria.
Bollo auto, l’obiettivo è l’abolizione strutturale
Tra le ipotesi sul tavolo figura anche l’abolizione strutturale del bollo auto, una misura che punta ad alleggerire il carico fiscale sugli automobilisti. Il costo stimato è di circa 5 miliardi di euro nel biennio 2028-2029, mentre per il 2027 sono già previsti 2,3 miliardi di risorse provenienti dal Pnrr. Il progetto resta legato alla definizione delle coperture e degli equilibri complessivi della manovra, ma rappresenterebbe un intervento significativo per ridurre il peso delle imposte che gravano sulla proprietà dell’auto.
