Se Donald Trump cercava un fedele esecutore per scardinare «l'apoliticità» della Federal Reserve, l'arrivo di Kevin Warsh rischia di rivelarsi invece un boomerang politico. In realtà niente di nuovo per il tycoon che nel 2017 aveva selezionato Jay Powell come presidente della banca centrale americana con una simile speranza, prima di rinnegarlo e definirlo uno dei peggiori presidenti che la Fed abbia mai avuto.
Ieri, dal palcoscenico del Forum di Sintra, in Portogallo, Warsh ha chiarito subito una cosa: «La Federal Reserve rimarrà indipendente». La politica monetaria non si può piegare al diktat politico della Casa Bianca e la stabilità deve essere il criterio principale per le decisioni delle banche centrali, non le tentazioni della politica.
«Non è un segreto che già nel 2011 - l'ultimo anno in cui Warsh è stato uno dei governatori della banca centrale Usa - ritenevo che il bilancio della Fed dovesse essere più ridotto». E oggi, anche considerando che i rischi inflazionistici si sono attenuati, la logica non cambia. E, in un simile scenario, «i tassi di interesse dovrebbero essere lo strumento principale attraverso il quale conduciamo la politica monetaria», ha continuato il presidente. Tradotto: gli strumenti straordinari devono rimanere tali. Se durante le crisi è inevitabile che la banca centrale sostenga l'economia con interventi sul proprio bilancio, immettendo nel mercato, ad esempio, prestiti a cui è facile accedere, in una fase di normalità la politica monetaria deve tornare a passare principalmente dai tassi di interesse. Che sia chiaro, il cambiamento verso una politica che punta al restringimento del bilancio non sarà semplice nè immediata. Come ha ricordato lo stesso Warsh durante il suo intervento, «ci sono voluti circa 18 anni per arrivare a un bilancio di queste dimensioni. Ci vorranno certamente più di 18 settimane per riportarlo a una dimensione più contenuta». Ha inoltre sottolineato che, per un simile lavoro, non sarà sicuramente da solo: la Fed ha infatti istituito un gruppo di lavoro composto da esperti esterni per riesaminare il ruolo del bilancio nella conduzione della politica monetaria.
Nel frattempo, la priorità della Banca centrale statunitense è, e deve continuare ad essere, la stabilità dei prezzi negli Stati Uniti. «Se qualcuno pensava che questa banca centrale fosse disposta ad accettare un obiettivo di inflazione superiore al 2%, rimarrà deluso», ha affermato Warsh.
Chiaramente questo non significa che nella prossima riunione verranno alzati i tassi di interesse, perché le tattiche e le strategie devono ancora essere definite, ma garantire la stabilità dei prezzi è cruciale.Le prossime riunioni diranno se la linea della Fed cambierà davvero. Una cosa, però, Warsh l'ha già chiarita: la politica monetaria continuerà a essere decisa a Washington, ma non alla Casa Bianca.