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Allarme rosso per il caso Jupiter negli Usa: cosa è successo e cosa c’entra la Cina

L’acquisizione di Jupiter Systems da parte del gruppo cinese Suirui ha acceso l’allarme a Washington per i possibili rischi alla sicurezza nazionale

Allarme rosso per il caso Jupiter negli Usa: cosa è successo e cosa c’entra la Cina
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Una piccola azienda californiana specializzata in sistemi per videowall, a lungo fornitrice di tecnologie utilizzate dalle forze armate statunitensi e da strutture governative sensibili, è finita al centro di una storia clamorosa. Il riferimento è a Jupiter Systems, produttore di processori e software che consentono il funzionamento di grandi schermi impiegati nei centri di comando e controllo dell’esercito americano. Negli ultimi 20 anni i suoi prodotti sono stati adottati da tutte le principali branche delle forze armate Usa e da laboratori federali coinvolti in attività strategiche. Nel 2020, in mezzo all’indifferenza generale, è stata acquistata dal gruppo cinese Suirui generando un vero e proprio allarme rosso nuovamente tornato alla ribalta anche a distanza di anni.

L’acquisto di Jupiter Systems

Secondo un’approfondita inchiesta realizzata da The Wire China, l’operazione sarebbe passata inizialmente sotto i radar delle autorità americane. Suirui, società tecnologica con sede a Pechino e sostenuta anche da investitori legati all’apparato statale cinese, acquistò Jupiter per circa 7,5 milioni di dollari senza che l’operazione venisse sottoposta all’esame preventivo del Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), l’organismo incaricato di valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dagli investimenti stranieri.

Quando il governo statunitense è venuto a conoscenza dell’acquisizione, ha avviato un’indagine approfondita. I timori riguardavano non solo il ruolo di Jupiter all’interno di sistemi militari e infrastrutture critiche, ma anche i rapporti intrattenuti da Suirui con enti pubblici cinesi e con realtà che, secondo Washington, hanno avuto collegamenti con programmi tecnologici e di cybersicurezza di interesse strategico per Pechino. Dalle verifiche è emerso inoltre che, dopo il passaggio di proprietà, l’azienda americana aveva aumentato il ricorso a componenti prodotti in Cina e rafforzato alcune attività di ricerca e sviluppo nel Paese asiatico, elementi che hanno contribuito ad alimentare le preoccupazioni delle autorità statunitensi.

Il braccio di ferro della Casa Bianca

La vicenda ha raggiunto il suo punto più delicato nel 2025, quando la Casa Bianca ha ordinato formalmente a Suirui di cedere il controllo di Jupiter Systems. Si tratta di una misura eccezionale, utilizzata soltanto in rarissimi casi nella storia americana, e motivata dalla convinzione che il mantenimento della proprietà cinese rappresentasse un rischio per la sicurezza nazionale.

In base ai documenti depositati in tribunale, i funzionari statunitensi temevano che il controllo di un’azienda integrata in sistemi militari potesse teoricamente aprire la strada ad accessi non autorizzati a dati sensibili o all’introduzione di vulnerabilità tecnologiche. Dopo mesi di trattative senza esito e diverse proroghe concesse per trovare un acquirente, un giudice federale ha deciso di affidare Jupiter a un amministratore indipendente nominato dal tribunale, sottraendone di fatto la gestione al gruppo cinese.

Ebbene, questa decisione ha segnato uno dei casi più significativi degli ultimi anni nella crescente competizione tecnologica tra

Stati Uniti e Cina, una sfida che ormai riguarda anche aziende meno note che operano in segmenti cruciali per la difesa e la sicurezza nazionale. Quello accaduto a Jupiter System è anche un preoccupante campanello d’allarme.

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