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Nuove tensioni tra Usa e Cina: adesso è scoppiata "la guerra dei farmaci"

La rapida crescita del biotech cinese preoccupa Washington e apre un nuovo fronte strategico tra le due superpotenze: quello dell'innovazione farmaceutica

Nuove tensioni tra Usa e Cina: adesso è scoppiata "la guerra dei farmaci"
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Le tensioni tra Stati Uniti e Cina si stanno spostando dal terreno commerciale ad altri ambiti. Tra questi spicca quello sanitario, o meglio ancora, farmaceutico. Dopo i dazi, la competizione sui semiconduttori e le restrizioni sull’intelligenza artificiale, al centro dello scontro tra Washington e Pechino c’è ora l’industria farmaceutica. La crescita impetuosa del settore biotech cinese sta infatti alimentando preoccupazioni negli Stati Uniti, dove aumenta il timore di perdere una leadership costruita in decenni di ricerca e innovazione.

Perché il settore biotech cinese preoccupa gli Usa

La questione non riguarda soltanto il mercato, ma anche il controllo delle future cure, degli investimenti e delle competenze scientifiche che determineranno gli equilibri globali dei prossimi anni. Lo ha spiegato nel dettaglio il New York Times dedicando un lungo approfondimento al tema.

Uno dei segnali più evidenti di questo cambiamento, per esempio, è arrivato dal congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale dedicato alla ricerca contro il cancro. Per la prima volta, uno degli studi clinici più attesi dell’evento è stato condotto esclusivamente in Cina. Ebbene, questo traguardo fotografa perfettamente la trasformazione del settore biotech cinese: in pochi anni il Dragone è passato da essere attore secondario a protagonista nello sviluppo di farmaci innovativi.

Oggi le aziende farmaceutiche internazionali guardano con crescente interesse ai laboratori cinesi, attratte da costi più contenuti, procedure più rapide e una capacità sempre maggiore di sviluppare molecole promettenti. Molte multinazionali occidentali stanno acquistando i diritti di farmaci ideati in Cina per commercializzarli negli Stati Uniti e in altri mercati, tendenza che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile. Per la cronaca, il caso più discusso riguarda ivonescimab, un nuovo trattamento sperimentale contro il tumore al polmone sviluppato dalla società cinese Akeso e successivamente acquisito per i mercati internazionali da Summit Therapeutics.

I vantaggi di Pechino

Negli Stati Uniti, tuttavia, questa evoluzione viene osservata con crescente preoccupazione. Esponenti politici, regolatori e dirigenti del settore temono che il trasferimento di una parte significativa dell’innovazione farmaceutica verso la Cina possa tradursi in una perdita di competitività per le aziende americane e in una nuova forma di dipendenza strategica.

Il dibattito coinvolge anche aspetti scientifici. Alcuni esperti sottolineano che i risultati ottenuti negli studi condotti esclusivamente su pazienti cinesi potrebbero non essere sempre immediatamente trasferibili alle popolazioni occidentali, a causa di differenze genetiche, ambientali e terapeutiche. Di pari passo, cresce anche il timore che le aziende cinesi possano consolidare un vantaggio competitivo difficile da colmare grazie a una maggiore velocità nello sviluppo dei farmaci e a investimenti sempre più consistenti.

Non a caso, diversi esponenti dell’amministrazione americana hanno iniziato a descrivere la sfida come una vera e propria battaglia per il controllo dell’innovazione

biomedica. Se, dunque, negli ultimi anni lo scontro tra le due superpotenze si è combattuto sui chip e sulle tecnologie digitali, oggi il confronto si estende a un settore ancora più delicato: quello delle cure e della salute.

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