Domani si terranno le cruciali elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Alcuni elettori ebrei di New York, da tempo vicini al Partito Democratico, dichiarano che le loro preoccupazioni per l’esplodere dell’antisemitismo – unite a quella che percepiscono come un’eccessiva attenzione, da parte dell’ala sinistra del partito, verso la causa palestinese – li stanno spingendo a votare per lo schieramento opposto, i Repubblicani, in alcuni casi per la prima volta.
Sarenne Sutton, logopedista e madre, residente a Midtown Manhattan, ha iniziato a sentirsi estraniata dal Partito Democratico quando alcuni gruppi di attivisti, ai quali lei stessa aveva partecipato, hanno organizzato manifestazioni filo-palestinesi subito dopo il 7 ottobre. Con il crescere delle sue preoccupazioni per l’antisemitismo in città, Sutton ha spiegato che la sicurezza dei suoi figli è diventata una priorità superiore rispetto ad altre questioni politiche. “Dico ai miei figli di non indossare la stella di David quando sono in giro. Non è una cosa normale”, ha dichiarato ad Haaretz. “È stato questo a spingermi a cambiare orientamento e a rivolgere altrove il mio sostegno”. Ha poi spiegato: “A New York, nelle elezioni locali, non mi è mai capitato di incontrare un candidato repubblicano di estrema destra che sconfinasse nell’antisemitismo”.
Il voto ebraico si allontana dai Democratici
Tutto ciò è confermato da alcuni sondaggi focalizzati sullo stato di New York che hanno rilevato segnali di disillusione in questa direzione. Un’indagine di ottobre, condotta dall’Honan Strategy Group su 503 elettori ebrei a New York, ha mostrato che il 51% degli intervistati ha affermato che il proprio sostegno ai Democratici si è indebolito in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Un altro esempio di questa tendenza? Il rabbino Ammiel Hirsch ha dichiarato a centinaia di elettori ebrei, riuniti nell’Upper West Side, che molti membri della loro comunità si sentivano “politicamente senza casa”. E’ una tendenza pervasiva, dunque. E per alcuni ebrei newyorkesi, questo senso di estraneità nei confronti del Partito Democratico sta portando a qualcosa che un tempo sarebbe stato davvero difficile anche solo immaginare: votare per i Repubblicani.
Per lungo tempo, gli ebrei americani hanno rappresentato infatti un bacino elettorale affidabile per i Democratici. Un’analisi della Cnn del 14 ottobre, basata sui sondaggi del Siena College, ha rilevato che il vantaggio medio dei Democratici tra gli elettori ebrei di New York si è ridotto dai 49 punti percentuali del 2022 ai 13 punti del 2026.
Il caso El-Sayed e la paura dell’antisemitismo
Tanti i motivi di attrito. Molti elettori sono turbati ad esempio dal fatto che il Partito Democratico abbia accolto candidati come Abdul El-Sayed – candidato del partito al Senato in Michigan – il quale ha messo in discussione lo status di Israele come alleato degli Stati Uniti e si è opposto all’assistenza militare americana al Paese. Se eletto, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. La sua corsa per il seggio senatoriale contro il candidato repubblicano Mike Rogers è considerata dai media una delle più tese e decisive per il controllo del Senato americano.
Durante un evento elettorale in Iowa, Donald Trump si è scagliato contro Abdul El-Sayed, definendo più volte il progressista del Michigan un “jihadista”. Ha preoccupato pure la decisione dell’ex presidente Barack Obama di fare campagna elettorale per lo stesso El-Sayed.
Ma ci sono altri numeri che spaventano. Secondo i dati del Dipartimento di Polizia di New York, nei primi nove mesi del 2026 gli episodi di matrice antisemita hanno rappresentato il 53% dei crimini d’odio accertati in città, nonostante la popolazione ebraica costituisca circa il 10% del totale.
Le polemiche su Mamdani e le misure contro l’antisemitismo
Secondo alcuni newyorkesi pure il sindaco Mamdani ha accresciuto le tensioni in città e si è macchiato di una retorica non favorevole allo Stato di Israele. Leader ebraici locali, funzionari israeliani e il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno aspramente criticato Mamdani, accusandolo di sottovalutare l’insicurezza percepita dagli ebrei newyorkesi e di lasciare un “cono d’ombra” pericoloso sull’antisemitismo.
Nel suo primo giorno da sindaco di New York, Mamdani ha cancellato una serie di misure emanate dal suo predecessore Eric Adams proprio contro l’antisemitismo. Tra queste anche un ordine per adottare la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, che equipara alcune forme di critica a Israele, come l’opposizione al carattere etnicamente ebraico dello Stato, appunto all’antisemitismo. Mamdani ha revocato anche il provvedimento che vietava alle agenzie cittadine di perseguire politiche economiche punitive come boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni contro Israele.
Mamdani, da parte sua, ha respinto l’idea che le sue critiche al governo israeliano favoriscano l’antisemitismo. “Credo che criticare un primo ministro o le politiche di un governo sia ben diverso dall’esprimere pregiudizi contro un intero popolo”, ha dichiarato a CBS.
Diverse importanti organizzazioni ebraiche hanno accolto con favore il fatto che abbia stanziato dei fondi per la sicurezza delle sinagoghe, ma hanno criticato il non aver affrontato quello che considerano un legame tra la retorica anti-Israele e l’antisemitismo. Queste organizzazioni hanno accusato lo stesso Mamdani di alimentare tale retorica.
Anche un altro sondaggio quello del Jewish Electorate Institute ha inoltre rilevato che il 35% degli ebrei che si identificano come Democratici ritiene che l’emergere di candidati ostili a Israele all’interno del partito renda per loro più difficile continuare a riconoscersi nel Partito Democratico. Una tendenza importante da tenere in conto per queste combattute elezioni che potrebbero riservare delle sorprese.
