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Asse del Male a pezzi. Mosca: "Inaccettabile". E adesso le dittature si appellano all’Onu

Dal Cremlino alla Cina, immediate le condanne all’attacco L’ira (e i timori) di Hamas, Hezbollah, Houthi e Cuba

Asse del Male a pezzi. Mosca: "Inaccettabile". E adesso le dittature si appellano all’Onu
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Da Hamas a Hezbollah, passando per Mosca e Pechino, gli alleati degli Ayatollah sono scesi in campo (ma solo a parole) al fianco del regime iraniano dopo l’attacco di Israele e degli Stati Uniti. La Russia e la Cina hanno chiesto la convocazione di una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e il ministero degli Esteri russo ha domandato «di riportare immediatamente la situazione riguardante l'Iran nel solco di una soluzione politico-diplomatica» mentre il presidente russo Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di Sicurezza nazionale.
Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, in un colloquio telefonico con l'omologo iraniano Abbas Araghchi «ha condannato l'attacco armato non provocato degli Stati Uniti e di Israele, in violazione dei principi e delle norme del diritto internazionale e ignorando completamente le gravi conseguenze per la stabilità e la sicurezza regionali e globali». Inoltre Lavrov ha chiesto di «porre immediatamente fine agli attacchi» ribadendo «la disponibilità della Russia a contribuire alla ricerca di soluzioni pacifiche».
In una nota diramata alla Tass, il ministero degli Esteri russo ha però usato toni più duri: «La responsabilità per la spirale di violenza ricade interamente sugli Stati Uniti e su Israele, che stanno cercando di distruggere la leadership iraniana». Meno dura ma altrettanto ferma nelle proprie posizioni è la nota del ministero degli Esteri di Pechino che ha invocato «lo stop immediato» degli attacchi all’Iran mettendo in guardia dalla prospettiva di un'ulteriore «escalation» bellica nella regione.
Il governo cinese sollecita «la ripresa del dialogo e dei negoziati per la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente» mentre sottolinea l'obbligo previsto dal diritto internazionale di «rispettare la sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Iran».
Non poteva mancare la condanna di Cuba che, con il presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha definito gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti all’Iran «una flagrante violazione della sovranità e dell'integrità territoriale del Paese» e del diritto internazionale, in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite. Secondo il presidente cubano gli attacchi «rovinano per la seconda volta gli sforzi della diplomazia in relazione alla questione nucleare» mettendo «in pericolo la pace e la sicurezza regionale e internazionale». Da qui la richiesta alla comunità internazionale di agire con urgenza: «È necessario fermare immediatamente questa aggressione e prevenire un'ulteriore escalation, le cui conseguenze in una regione già instabile possono essere imprevedibili e gravi».
Non è mancato il sostegno agli ayatollah da parte di Hamas, il gruppo terroristico ha condannato «con la massima fermezza l'aggressione americano-sionista contro la Repubblica Islamica dell'Iran e afferma che rappresenta un attacco diretto contro l'intera regione, nonché una violazione della sua sicurezza, della sua stabilità e della sua sovranità».
Dal Libano anche Hezbollah ha fatto sentire la propria voce chiedendo agli «stati e ai popoli della regione» di opporsi all’«aggressione» contro l'Iran, senza però specificare se interverrà nel conflitto.
Hezbollah ha inoltre affermato che «le gravi conseguenze» dell'attacco di Stati Uniti e Israele «colpiranno tutti senza eccezioni se non ci si opporrà fermamente» mentre il leader Naim Qassem ha rinviato il proprio discorso previsto per ieri pomeriggio.


Per completare il cerchio, anche gli Houthi sono intervenuti dallo Yemen a sostegno degli Ayatollah esprimendo in una nota «piena e ferma solidarietà alla Repubblica Islamica dell’Iran, alla sua leadership, al suo governo e al suo popolo» e annunciando che riprenderanno gli attacchi contro le navi nel corridoio del Mar Rosso. L’alleanza pro Ayatollah è al completo.

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