Baltimora, 1984. Il presidente Ronald Reagan inaugura una statua di Cristoforo Colombo. È l’uomo dei due mondi, l’uomo che ha unito l’Europa al Nuovo Continente e per questo gli americani lo hanno sempre celebrato. È l’uomo che ha fatto l’Occidente ma per questo, quando sulla scia della morte di George Floyd ha dilagato il virus dell’ideologia woke, è diventato il bersaglio numero uno delle piazze progressiste: il simbolo del colonialismo, del suprematismo bianco e del razzismo. Le statue a lui dedicate hanno iniziato a cadere una dopo l’altra: alcune decapitate, altre abbattute. Quella di Baltimora è stata gettata nel porto della città il 4 luglio 2020. Per ricucire questa ferita, sei anni dopo, il presidente Donald Trump ne ha fatto costruire una copia e l’ha fatta mettere all’interno del parco della Casa Bianca. Non si è trattato solo di un tributo a Cristoforo Colombo e alla comunità italoamericana che ha contribuito a rendere grande il Paese ma è stato soprattutto un taglio netto con l’orrore ideologico che è la cancel culture.
Ora quella ferita viene riaperta. Dopo aver sfregiato la memoria dell’11 settembre, omettendo volutamente la matrice islamica degli attentati durante la commemorazione del venticinquesimo anniversario, il sindaco di New York, Zohran Mamdani, insulta anche il Columbus Day non partecipando alla tradizionale parata sulla Fith Avenue. Lo aveva minacciato in campagna elettorale e lo ha fatto. Le sue ragioni sono ideologiche. Nel 2020, in un post tutt’altro che sobrio, aveva condiviso la fotografia di un dito medio in faccia a una statua dell’esploratore genovese e l’aveva corredata della didascalia «Take it down». Tiratela giù. «Sappiamo che odia Colombo. Ma la parata celebra la ricca cultura e il patrimonio degli italoamericani», ha commentato Angelo Vivolo, presidente della Columbus Heritage Coalition. «È irrispettoso». Anche perché, come fa notare il New York Times, da quando è entrato in carica, Mamdani è stato visto sfilare a numerose manifestazioni etniche: dalla parata di San Patrizio al Capodanno lunare, passando per «quelle dedicate alle comunità delle Indie occidentali, ecuadoriana, LGBTQ+, portoricana, dominicana e sikh». Ha tributato lo stesso ostracismo soltanto a un’altra parata, quella per l’Israel Day di maggio, diventando così il primo sindaco a disertare l’evento da quando è stato istituito nel 1964. Ma questa è un’altra storia che ha a che fare con un’altra presa di posizione ideologica da parte di un sindaco che, a conti fatti, non ha alcun interesse a rappresentare tutti i newyorchesi. Un sindaco che non sa essere super partes e che, anzi, piega la realtà al suo volere. Lo ha fatto prima con le vittime dell’11 settembre e lo ha rifatto ieri con gli italoamericani.
La scelta di non partecipare alla parata non ha ferito solo la Grande Mela, ancora scottati dalla decisione di Mamdani di non inserire Little Italy nella mappa della città che rappresenta le enclave di immigrati. Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, parla di decisione «al di fuori della normale rappresentatività di un sindaco» e la considera «un grande insulto». Un insulto che fa riemergere vecchie ombre che pensavamo essere state spazzate via. Torna così alla memoria quando i democratici anziché condannare i vandali che decapitavano le statue di Colombo, li blandivano. E torna alla memoria l’ordinanza firmata da Joe Biden nel 2021 con cui proclamava che il secondo lunedì di ottobre, quando si festeggia il Columbus Day, venisse celebrata anche la Giornata dei popoli indigeni. Una narrazione, quella woke, che Trump ha combattuto sin dal primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, anche rilanciando l’immagine di Colombo.
