La pace è un cosa dannatamente seria. Il premio Nobel per la pace, a volte, un po’ meno. Perché tra polemiche, scivoloni e previsioni quantomeno azzardate, il prestigiosissimo premio è stato più volte assegnato in maniera quantomeno dubbia. Quasi a casaccio. Prima di Navi Pillay, sono tanti infatti i riconoscimenti finiti nel mirino.
I più clamorosi sono senz’altro due. Quello del 1973, assegnato congiuntamente al Consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger, e al Capo della Commissione Centrale del partito comunista vietnamita Lê Dùc Tho, per gli accordi di cessate il fuoco nella guerra del Vietnam. Il premio fu conferito mentre la guerra era ancora in corso, tanto che il leader vietnamita lo rifiutò. Su Kissinger invece, pendeva (tra le altre) l’accusa di aver avuto un ruolo di primo piano nel conflitto e anche quella di bombardamenti segreti sulla Cambogia, tanto che per protesta, due membri del Comitato Nobel si dimisero. E che dire del premio preventivo conferito a Barack Obama nel 2009? L’allora Presidente degli Stati Uniti fu premiato «per i suoi sforzi diplomatici internazionali», soltanto nove mesi dopo il suo insediamento, quando, di fatto, non aveva ancora fatto nulla. E durante la sua presidente gli Usa non fermarono le operazioni militari in giro per il mondo, Iraq e Afghanistan su tutte. Polemiche feroci anche nel 1994, quando a vincere furono Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres. Celebrati per il processo di pace israelo-palestinese avviato con gli accordi di Oslo (poi peraltro fallito). Nel mirino soprattutto il leader dell’Olp Arafat, accusato e criticato per il suo passato legato al terrorismo e alla lotta armata sempre rivendicata. Nel 2019 a vincere fu il primo Ministro etiope Abiy Ahmed, per aver risolto lo storico conflitto con l’Eritrea. Peccato che soltanto l’anno dopo, il suo governo lanciò una sanguinosa offensiva militare nella regione del Tigrè, scatenando una guerra civile con gravi violazioni dei diritti umani. Nel mirino anche Anwar al-Sadat e Menachem Begin, vinctiori nel 1978 per la pace di Camp David tra Egitto e Israele. Begin, fu infatti comandante dell’Irgun, organizzazione armata responsabile di diversi attentati in Palestina. Polemiche, come per l’assegnazione del 2012 all’Unione europea, premiata per il contributo alla pace, alla riconciliazione e alla democrazia ma incompatibile, per i contestatori, con l’ideale di disarmo alla base del riconoscimento.
E poi polemiche sparse, scontri diplomatici e frizioni. Ma se si pensa che alla fine il Nobel per la pace non è mai stato ricevuto dal Mahatma Gandhi, nonostante le ben 5 candidature... Beh, allora c’è probabilmente del marcio (anche) in Norvegia.
