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Politica estera

Dalla nipote di Trump a Taylor Swift, Mamdani mette i ricchi alla gogna: pubblicata la lista dei proprietari da tassare

Nomi, indirizzi e valori degli immobili nel mirino del sindaco socialista di New York. Nell’elenco anche l’attrice Cinthya Nixon, l’ex direttrice di Vogue Anne Wintour e il regista Darren Aronofsky

Mamdani censura Little Italy (e celebra i quartieri islamici)

Prima la tassa, poi la lista. L’amministrazione di Zohran Mamdani ha deciso di rilanciare il nuovo corso socialista di New York mettendo nero su bianco nomi, indirizzi e valore degli immobili appartenenti ai potenziali destinatari della nuova imposta sulle seconde case di lusso. Una sorta di elenco pubblico dei ricchi da spennare. E, possibilmente, da mettere alla gogna.

Come riportato dal Wall Street Journal, la misura è entrata in vigore il primo luglio e colpisce le seconde abitazioni dal valore pari o superiore a 5 milioni di dollari. Il sovrapprezzo può far lievitare di decine di migliaia di dollari il conto fiscale dei proprietari. In alcuni casi, molto di più. Già al centro di feroci polemiche, basti pensare alla “censura” di Little Italy o all’attacco frontale a Netanyahu, Mamdani non ha nascosto l’obiettivo politico dell’operazione: “Se avete una seconda casa a New York che vale più di 5 milioni di dollari, controllate la posta quando tornate nei cinque distretti: perché c’è posta per voi”. Più che una comunicazione istituzionale, un avvertimento. Con tanto di sorriso compiaciuto.

Nell’elenco preliminare sono finiti immobili collegati al segretario al Commercio Howard Lutnick, alla nipote di Donald Trump, Mary Trump, e al regista Darren Aronofsky. Compaiono anche numerosi appartamenti del Trump Park Avenue, il lussuoso condominio nel quale hanno vissuto Ivanka Trump, Jared Kushner e l’ex avvocato del presidente Michael Cohen. E ancora l’attrice Cinthya Nixon e l’ex direttrice di Vogue Anne Wintour, senza dimenticare la townhouse da quasi 76 milioni di dollari nell’Upper East Side appartenente all’ex moglie del finanziere miliardario John Paulson.

Attenzione: il punto non è soltanto economico. La città pubblica già ogni anno registri fiscali contenenti informazioni sui proprietari e, secondo il dipartimento delle Finanze, la lista sarebbe stata diffusa nel rispetto della legge statale. Tecnicamente non si tratterebbe di una violazione della privacy. Politicamente, però, il messaggio appare fin troppo chiaro.

Il presidente e amministratore delegato della Partnership for New York City Steven Fulop ha accusato l’amministrazione di utilizzare l’elenco per additare e mettere alla berlina determinate persone. Pubblicare i nomi dei contribuenti accanto a una misura pensata per prelevare più denaro, ha osservato, trasmette l’idea che quei proprietari abbiano commesso qualcosa di sbagliato. La loro colpa, evidentemente, sarebbe quella di possedere troppo.

Il dettaglio più surreale riguarda le dimensioni dell’elenco. La lista preliminare comprende circa 960 mila proprietà sulle 3,7 milioni presenti in città. Eppure, secondo le precedenti stime dell’ufficio della governatrice Kathy Hochul, la tassa dovrebbe riguardare appena 10 mila seconde case. In altri termini, centinaia di migliaia di proprietari hanno potuto trovare il proprio nome nell’elenco pur non essendo necessariamente destinati a pagare.

Ma la precisione sembra essere un dettaglio secondario quando l’obiettivo è costruire un nemico politico. Mamdani, socialista democratico/ultrawoke, vuole finanziare i propri programmi aumentando le tasse ai redditi più elevati e alle grandi aziende. Hochul ha frenato sulle imposte generalizzate, ma ha sostenuto quella sui pied-à-terre, dalla quale lo Stato prevede almeno 500 milioni di dollari l’anno per le casse cittadine. A maggio, il sindaco aveva celebrato la misura registrando un video davanti all’attico del miliardario Ken Griffin a Central Park South. “Questa tassa è progettata specificamente per i più ricchi tra i ricchi”, aveva rivendicato.

L’elenco dovrà ora essere ridotto e corretto. Entro il 30 agosto la città dovrebbe comunicare ai singoli proprietari gli importi dovuti, lasciando loro la possibilità di presentare ricorso. La versione definitiva sarà pronta a dicembre. Nel frattempo, Mamdani ha già ottenuto ciò che cercava: trasformare una tassa in uno spettacolo pubblico. Non più contribuenti ai quali chiedere un sacrificio aggiuntivo, ma bersagli da mostrare alla folla.

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