A volte i sondaggi non bastano per capire come può chiudersi un’elezione. In altri casi bisogna seguire i soldi. I fondi, pompati in grande quantità nella politica americana, sono un buon indicatore dell’aria che tira, e in questo momento i dem hanno parecchi grattacapi in Michigan. Nel cuore del Midwest si combatte per un seggio al Senato che potrebbe decidere la maggioranza, ma anche il futuro della sinistra americana.
Qualche settimana fa Abdul El-Sayed, medico 41enne appoggiato dall’ala socialista del partito, è uscito vittorioso dalle primarie dem. Lui stesso non si è mai definito socialista: al contrario, si è descritto come un buon capitalista americano. Al di là del populismo anti-oligarchi, però, a renderlo controverso è soprattutto la sua posizione su Israele.
Incubo per i Dem: flop tra gli operai. Trump: “Ottimo”L’aspirante senatore, di origini egiziane ed esponente della grande comunità arabo-musulmana del Michigan, ha condotto una campagna elettorale senza esclusione di colpi contro l’avversaria Haley Stevens, in particolare sulla questione israeliana. Per El-Sayed il governo di Benjamin Netanyahu è complice di un genocidio a Gaza e, se sarà eletto, si farà promotore di iniziative per interrompere i legami militari con Tel Aviv.
Il problema è che questa posizione rischia di costare carissimo sul piano elettorale, sia a El-Sayed sia ai democratici. Da qualche settimana si registrano parecchi malumori nella comunità ebraica del Michigan e tra i finanziatori del partito.
Soldi dei dem al GOP
Partiamo dai primi: i paperoni che aiutano la macchina elettorale con i loro fondi. Secondo quanto scrive il Washington Post, almeno tre donatori dem in Michigan stanno lavorando per appoggiare l’avversario repubblicano Mike Rogers, con eventi mirati di raccolta fondi. Uno di questi, Brian Hermelin, filantropo molto attivo nell’area di Detroit, ha scritto agli altri donatori una mail molto netta, spiegando che la posizione di El-Sayed su Israele gli rendeva impossibile sostenerlo: “Un partito deve capire che ci sono delle conseguenze quando si allontana dai valori che lo hanno portato al successo”, ha scritto Hermelin.
Anche se El-Sayed ha sempre respinto le accuse di antisemitismo, dicendo che nel suo movimento non c’è posto per l’antisemitismo, alcune posizioni dei suoi più stretti alleati lo hanno messo in difficoltà. Tra questi c’è lo streamer Hasan Piker, popolarissimo tra i giovanissimi e spesso al centro di violente polemiche per le sue posizioni su Israele e per le sue parole ambigue su Hamas.

Hanna Lis, altra donatrice dem che sta raccogliendo soldi per il repubblicano Rogers, ha detto che la decisione di lasciare i democratici deriva dalle parole di El-Sayed in merito all’attacco alla sinagoga Temple Israel del 12 marzo scorso. In quell’occasione il candidato dem aveva condannato l’accaduto, ma aveva aggiunto una frase sibillina, sottolineando come uno dei membri della famiglia dell’attentatore fosse stato ucciso da un raid aereo israeliano in Libano e dicendo che “le persone ferite feriscono altre persone”. Proprio questa frase avrebbe convinto Lis a scaricare i dem: “Non credo che il Partito Democratico dovrebbe cercare di ottenere la maggioranza al Senato con persone come Abdul”.
Hasan Piker, il grande burattinaio dei Dem socialistiIl peso degli elettori ebrei
Anche se El-Sayed può contare sul supporto della comunità arabo-musulmana, un candidato al Senato non può ignorare il voto degli americani di fede ebraica. Secondo i dati dell’American Jewish Population Project della Brandeis University, in Michigan l’1,4% della popolazione fa parte della comunità ebraica.
Un bacino elettorale che può sembrare piccolo, ma che nella complessa politica del Michigan vale tantissimo. Due anni fa Elissa Slotkin ha conquistato il seggio al Senato per i democratici con uno scarto dello 0,4%, proprio contro Rogers.
Una partita all’ultimo voto
Da qui a novembre arriveranno decine di sondaggi, ma da qualche giorno ha fatto rumore una rilevazione condotta da Fox News che mostra Rogers avanti di quattro punti su El-Sayed. Quello di Fox è stato il primo sondaggio condotto dopo il successo di El-Sayed alle primarie. Da qui le continue discussioni su quanto i dem rischino di perdere un seggio fondamentale come quello del Michigan.
🚨🚨 NEW Fox News Poll of Michigan Senate Race
— Ryan Ermanni (@ErmanniMedia) August 13, 2026
(R) Mike Rogers with a 4-point edge over (D) Abdul El-Sayed pic.twitter.com/HVF8mhVMLE
Il percorso dei dem per conquistare la maggioranza al Senato passa per forza dal Michigan. Con i numeri attuali, il partito dell’asinello deve vincere tutti i seggi che già detiene, incluso quello del Michigan, e strapparne altri quattro ai repubblicani. Se El-Sayed dovesse perdere, i dem dovrebbero vincere un quinto seggio in uno Stato repubblicano. Tutti i seggi contendibili in questa tornata sono in territori che nel 2024 hanno votato per Trump, come Texas, Ohio, Carolina del Nord e Alaska. La debolezza in Michigan è quindi un grosso problema per il partito, che per il momento corre ai ripari predicando unità. Resta però da vedere quanto questa “unità” possa convincere moderati e minoranze nel mirino.
