Il destino di Donald Trump, dei democratici e del Congresso verrà deciso lontano da Washington. In queste Midterm l’America profonda è diventata il laboratorio del futuro, soprattutto per i dem. Il dilemma? Sempre lo stesso: virare al centro o puntare sui progressisti. Il rischio è ritrovarsi con una coalizione fragile, o peggio, di sprecare l’occasione di battere l’odiato Trump.
MICHIGAN La rottura tra Abdul El-Sayed e la moderata Haley Stevens che ha detto di appoggiare il repubblicano Mike Rogers dimostra che il Michigan è il caso più delicato. David Dulio, professore della Oakland University spiega al Giornale: «Mentre El-Sayed ha un vantaggio tra gli arabo-americani, le sue prospettive tra gli afroamericani e gli elettori ebrei sono meno certe». Cruciale anche l’affluenza a Detroit. El-Sayed deve mobilitare i progressisti senza perdere il resto della coalizione, compito complicato dal caso Stevens.
MAINE Qui i dem devono detronizzare Susan Collins. Dopo l’implosione della candidatura dell’allevatore di ostriche socialista Graham Platner, i dem hanno ripiegato sul boscaiolo Troy Jackson, vicino ai sindacati e sostenuto dai progressisti. «Alcuni dem sono ancora scontenti del fatto che Platner sia stato costretto a ritirarsi», ci spiega Mark Brewer, della University of Maine. Collins conserva una reputazione moderata. La sfida di Jackson è in salita: ricomporre la coalizione dem partendo da sinistra, senza perdere i moderati.
OHIO In Ohio i dem hanno scelto una vecchia volpe, Sherrod Brown, contro il repubblicano Jon Husted. Brown non è un socialista in stile Mamdani, ma un dem vicino a sindacati e populismo operaio. Una ricetta che presenta però un limite, osserva Melissa K. Miller, della Bowling Green State University: «Brown ma anche Husted non possono presentarsi credibilmente come un outsider della politica».
ALASKA Glenn Wright, della University of Alaska Southeast, spiega perché il pragmatismo possa funzionare: «Qui abbiamo una forte tradizione libertaria: i conservatori lo sono sul piano economico, mentre il conservatorismo sociale non è particolarmente popolare». Non a caso, lo slogan della dem Mary Peltola strizza l’occhio a destra: «Pesce, famiglia e libertà».
IOWA Che la ricetta socialista sia difficile da esportare lo suggerisce anche il caso dell’Iowa. Tim Hagle, della University of Iowa, ci ricorda che «sono gli elettori No Party a decidere le elezioni». Secondo Hagle, lo spostamento a sinistra dei dem nazionali ha contribuito ad allontanare gli indipendenti. Per questo Josh Turek, che sfida Ashley Hinson, punta più sull’economia che sulle guerre culturali.
KANSAS Il Kansas, che non elegge un senatore dem dal 1932, è diventato un laboratorio per i moderati proprio perché il candidato non ricorda lo stereotipo del dem woke. Qui il reverendo Adam Hamilton sfida il repubblicano Roger Marshall. «Il punto di questa corsa non è un’improvvisa impennata dell’entusiasmo democratico», spiega Alexandra Middlewood, della Wichita State University. Hamilton è un democratico centrista e la strada per la vittoria passa soprattutto dai moderati.
TEXAS L’ex seminarista James Talarico sfida il repubblicano Ken Paxton con una retorica populista contro i miliardari, ma proponendosi come un federatore disposto a lavorare con il Gop. Joshua Blank, della University of Texas at Austin, spiega che «il gruppo fondamentale da osservare nelle elezioni in Texas è quello dei repubblicani». Talarico parla di religione, ammicca ai moderati e promette di lavorare per il Texas: una ricetta che potrebbe fare breccia tra gli indipendenti.
