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Politica estera

“Falso e fazioso, diffama Israele”. Netanyahu vuole perseguire i responsabili del documentario Naza

Il premier chiede un’indagine sui soldati che hanno partecipato alla pellicola: “Danneggia gravemente la reputazione di Israele”. Coinvolti i vertici dell’Idf, lo Shin Bet e la procuratrice generale

Naza screenshot

Benjamin Netanyahu va all’attacco del documentario “Naza”, premiato all’ultima Mostra del cinema di Venezia e finito al centro di una durissima polemica in Israele. Il primo ministro israeliano ha chiesto alla magistratura di perseguire i responsabili della pellicola - soldati compresi - per gravi violazioni della sicurezza delle informazioni, diffamazione e danni agli interessi diplomatici e di sicurezza dello Stato ebraico. Una presa di posizione durissima, formalizzata domenica in una lettera diffusa dall’ufficio del premier.

ראש הממשלה בנימין נתניהו פנה הערב בדרישה לרמטכ״ל, ראש השב״כ והיועמ״שית לפתוח בחקירה מקיפה כנגד המשתתפים בסרט ״נז״א״ והעמדתם לדין בגין עבירות ביטחון מידע חמורות, הוצאת דיבה פלילית ופגיעה באינטרסים מדיניים וביטחוניים של ישראל. ראש הממשלה נתניהו: ״הסרט מגולל עלילה שקרית, מטעה ומגמתית שמוציאה דיבה רעה על מדינת ישראל ועל צה״ל בעולם ופוגעת פגיעה קשה במעמדה של ישראל״.

— ראש ממשלת ישראל (@IsraeliPM_heb) October 11, 2026

Netanyahu si è rivolto direttamente al capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) - il tenente generale Eyal Zamir -, al direttore dello Shin Bet David Zini e alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, sollecitando l’apertura di un’indagine approfondita su tutte le persone coinvolte nella realizzazione del documentario. “Il film costruisce una narrazione falsa, fuorviante e faziosa, che diffama lo Stato di Israele e l’Idf a livello globale e danneggia gravemente la reputazione di Israele”, si legge nella lettera del primo ministro.

Diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, “Naza” ha ricevuto il Premio speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia. La pellicola, realizzata attraverso le testimonianze anonime di 24 soldati e membri dell’intelligence israeliana, ricostruisce le operazioni militari nella Striscia di Gaza, soffermandosi in particolare sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella selezione degli obiettivi e sulla valutazione delle possibili vittime civili. Accuse che i vertici militari israeliani hanno respinto, contestando la ricostruzione dei fatti proposta dagli autori.

La polemica era esplosa già a settembre, dopo la presentazione del film a Venezia. Netanyahu aveva definito intollerabile che due registi israeliani ricevessero applausi all’estero per un’opera che a suo giudizio dipinge i militari dell’Idf come criminali di guerra. Il premier aveva inoltre annunciato l’intenzione di promuovere provvedimenti legislativi per consentire la revoca della cittadinanza a chi diffama lo Stato e i suoi soldati all’estero, oltre a un inasprimento delle sanzioni economiche per diffamazione.

Ora il nuovo affondo, con la richiesta di coinvolgere direttamente i vertici militari, i servizi di sicurezza interni e la procura generale. Al centro dell’iniziativa non ci sono soltanto le accuse contenute nel documentario, ma anche l’eventuale divulgazione di informazioni riservate da parte delle fonti che hanno collaborato alla sua realizzazione. La vicenda potrebbe dunque spostarsi definitivamente dalle polemiche politiche alle aule giudiziarie.

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