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Politica estera

Dalla Fifa all’Onu: la "coppa" di Donald per l’amico Infantino

Dal premio per la Pace al tycoon al cartellino rosso revocato al calciatore Usa. Ora Trump vuole il capo della Fifa alle Nazione Unite

Dalla Fifa all’Onu: la "coppa" di Donald per l’amico Infantino

L’uomo che da dieci anni è il volto della Federazione internazionale che governa il calcio, calcio a 5 e perfino il beach soccer è uscito dal Mondiale con fattezze più ampie del «semplice» capo del pallone globale. Per lo svizzero Gianni Infantino, 56 anni, secondo il New York Post, il presidente Trump caldeggerebbe l’elezione a segretario generale delle Nazioni Unite, a corollario di due mesi in cui sport e politica si sono intrecciati come forse mai prima.

Al di là della fattibilità del desiderata trumpiano, per un Palazzo di Vetro dove non sono mai stati eletti due segretari generali in successione dallo stesso continente, siamo all’ultimo passo di danza che i due cuciono da anni; e non solo in un Mondiale che ha visto il tycoon interloquire con Infantino ben oltre la cornice calcistica segnata anche dalla squalifica congelata al giocatore statunitense Balogun grazie alla provvidenziale telefonata in cui Trump contestava a Infantino un «rosso» inesistente, dunque provvedimento aggiustato, o dalla discussa gestione dei visti, vedi il caso dell’arbitro somalo Omar Artan respinto dagli Usa.

Ma il calcio non esaurisce i rapporti tra il dirigente e Trump. L’intesa ha contorni da telenovela, in un Mondiale in cui il N.1 Fifa cerca di allontanare a fatica il tycoon dalla foto dei festeggiamenti della squadra iberica. I due si conoscono dal primo mandato di The Donald. E nel 2018 Infantino già faceva visita alla Casa Bianca: con cartellini gialli e rossi che il presidente Usa usò contro i giornalisti. Poi la nuova elezione di Trump, e «Gianni» partecipò al comizio pre-insediamento annunciando che in tandem avrebbero «fatto grande non solo l’America, ma il mondo intero».

Dallo slogan Maga all’Onu? La «pazza idea» potrebbe essere l’ennesima forzatura su una tela cucita anche da «Gianni» stesso dove affari e affinità alimentate dal business hanno già fatto mostra di sé. A dicembre consegnò lui al Trump orfano di Nobel il «Fifa Peace Prize», tra le proteste di Canada e Messico, bypassando il Comitato Etico. Ieri lo svizzero ha ignorato l’Ue. «Sono stupita dei punti di riferimento che il calcio sta creando in diversi altri ambiti della vita...», il commento della vicepresidente della Commissione europea, Roxana Mînzatu, «non ne abbiamo discusso». Ma a Gianni non serve Bruxelles, che sovrasta come Fifa su Uefa. L’Ue ha 27 Paesi; l’Onu 193; i membri Fifa sono 211 e da tutti e sei i continenti. E con viaggi spesso svolti assieme a Trump: da quelli in Medio Oriente, in Egitto dove si decideva il futuro di Gaza, o a Davos, nel 2020, alla cena in cui fece un discorso-elegia di Trump, fino alla cerimonia per gli Accordi di Abramo con cui Israele pose la pietra della normalizzazione con tre Paesi arabi. «Gianni è rispettato da tutti nel mondo», sostiene la fonte vicina a Trump citata dal New York Post; ha «la capacità innata di unire le persone». Il prossimo N.1 dell’Onu sarà eletto quest’anno e succederà al portoghese António Guterres, che lascerà a dicembre. E visto che varrà pure il voto della Francia, che aspira a ospitare il Mondiale ’38, le preferenze per Infantino potrebbero davvero permettergli di passare dalle tribune dello stadio di New York allo scranno del Palazzo di vetro; senza escludere il Sì della Russia di Putin, a cui ha già offerto un assist: l’esclusione di Mosca dai tornei ha creato solo odio, va rivista. Parola di Gianni.

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