Dalla calma al caos in un pomeriggio di ordinaria protesta francese. Stavolta, tinta anche di verde e di giallo. L’atto V della mobilitazione studentesca amplia infatti il perimetro. E si avvia a realizzare quella «convergenza delle lotte» che sabato vedrà sfilare a Parigi, assieme agli studenti, anche il redivivo movimento dei gilets jaunes; quello che paralizzò la Francia tra il 2018 e il 2019 e che costrinse Macron alla retromarcia sui carburanti.
Niente aumento delle tasse sulla benzina, all’epoca. E studenti che oggi cercano alleati. I principali sindacati dei liceali, ieri a Parigi, hanno quindi stretto una prima intesa: aprendo il corteo di Place d’Italie con la promessa d’essere in piazza, con i gilets, tra 72 ore. Così una protesta caratterizzata finora dal rosso dell’estrema gauche di Mélenchon, in corsa per l’Eliseo e in corteo anche ieri con i parlamentari della sua «Francia ribelle» a cavalcare la rabbia di alunni e professori, si allarga. Al centro, ancora i sospetti su certi interventi di polizia, e sugli ordini anti-casseur che il governo dà. «Si fermano i delinquenti» ha risposto ieri il ministro dell’Interno Nuñez rivendicando l’arresto di centinaia di minorenni; migliaia da settembre. Dopo i primi alert, l’esecutivo ha vietato le granate stordenti. «L’ordine è fermare i vandali». E questo resta: agli atti del question time e sulle telecamere di strade di Francia tornate a infiammarsi da Lione a Strasburgo fino a Marsiglia, dove ieri gli studenti hanno bloccato l’ingresso del liceo Saint-Charles piazzando bidoni della spazzatura.
L’epicentro è però ancora Parigi. Mentre Mélenchon spiegava d’essere «al fianco della gioventù per l’assunzione di personale, ristrutturazione degli edifici scolastici, abolizione di Parcoursoup» (la piattaforma digitale accusata da più parti di affidare a un algoritmo l’avvenire dei giovani, penalizzando talvolta il percorso anche sulla base della provenienza, per esempio le banlieues), e mentre la piazza «buona» bollava i 3mila supplenti promessi dal ministro Geffray come «goccia nel mare» giurando su mobilitazioni a oltranza finché non stanzierà 10 miliardi, riecco le violenze. I gas lacrimogeni. I cannoni ad acqua come extrema ratio della polizia. Quasi due ore di scontri a margine. I ragazzi degli slogan venivano intanto evacuati da un cordone di forze dell’ordine. C’era pure Greta Thunberg, ieri a Parigi, applaudita al suo arrivo prima che scoppiasse una nuova guerriglia. L’attivista si era presentata anche nella banlieue di Saint-Denis del sindaco Bagayoko che giorni fa danzava tra i bidoni in fiamme della sua città. «Giovani in condizioni incompatibili con i diritti umani, non investendo nell’istruzione è ovvio che si ribellino», le parole della ormai 23enne svedese. Pure lei, ha invitato a far convergere le lotte contro una polizia «estremamente violenta» che «la dice lunga su chi protegga realmente». Invita invece a fermare le violenze, il presidente del Rn, Bardella: «Sottolineare l’urgenza della situazione della scuola è una cosa, spaccare tutto è un’altra». Per i sindacati studenteschi, ieri 480mila ragazzi nelle piazze di Francia: 161.500 secondo il ministero dell’Interno, 41.500 a Parigi. Per il ministero dell’Istruzione, ha aderito il 4,52% del corpo docente; 200 gli istituti bloccati. Protesta prevalentemente pacifica, con dentro centinaia di adolescenti di nero vestiti e volto coperto da cappucci e alcuni con maschere anti-gas. Ecco allora la polizia tornare all’uso di Lbd, i proiettili di gomma sparati anche da distanza ravvicinata. Comparsi a Parigi nel 2007, con munizioni da 40mm e un visore che permette di tirare fino a 30m, sono diventati tristemente celebri già durante le mobilitazioni dei gilet gialli. Ecco perché ieri in piazza si è presentato pure Jérôme Rodrigues. Una delle figure più note del movimento, già ferito all’occhio destro il 26 gennaio 2019 alla Bastiglia.
