La diplomazia europea attraversa una fase di forte tensione mentre Germania e Italia intensificano le pressioni sull’Unione Europea affinché assuma una posizione più dura nei confronti dell’Iran, in particolare sulla possibile inclusione delle Guardie rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE.
In un’intervista rilasciata al quotidiano israeliano Israel Hayom in occasione della Giornata della Memoria, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha affermato che “un regime che evidentemente non ha altra scelta se non quella di sparare sulla propria popolazione ha perso ogni legittimità”, sostenendo che Berlino sta lavorando a Bruxelles affinché le Guardie rivoluzionarie, accusate di un ruolo centrale nella repressione delle proteste in Iran, vengano inserite nella lista nera dell’Unione.
La posizione tedesca si inserisce in un fronte europeo sempre più esplicito. Parallelamente, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha annunciato l’intenzione di presentare formalmente al Consiglio Affari Esteri dell’UE una proposta per designare i Pasdaran come organizzazione terroristica, accompagnata da nuove sanzioni individuali contro i responsabili della repressione. Secondo Roma, la misura sarebbe una risposta necessaria alla violenza esercitata contro la popolazione civile e alle violazioni sistematiche dei diritti umani denunciate da organismi internazionali. La proposta italiana rafforza una linea già sostenuta da diversi Stati membri e dal Parlamento europeo, che in precedenti risoluzioni ha condannato duramente l’operato delle autorità iraniane.
"Non è colpa nostra se c'è stata una carneficina in Iran e l'opposizione che era in piazza è stata massacrata. Migliaia e migliaia di morti. Questo è inaccettabile", ha detto Tajani. "Quindi - ha aggiunto - al prossimo Consiglio europeo di giovedì noi proporremo insieme ad altri sanzioni nei confronti dei pasdaran e daremo parere favorevole a chi chiederà di inserire i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche".
In risposta diretta alle dichiarazioni di Tajani, Teheran ha convocato l’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, presso il ministero degli Esteri iraniano. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, le autorità iraniane hanno definito “irresponsabili” le posizioni espresse dall’Italia e hanno avvertito delle possibili conseguenze negative sulle relazioni bilaterali. La convocazione rappresenta un chiaro segnale di irritazione da parte della Repubblica Islamica e si inserisce in una strategia già adottata in passato nei confronti di altri Paesi occidentali che hanno assunto posizioni critiche sulla gestione della crisi interna iraniana.
"Non è colpa nostra se c'è stata una carneficina in Iran e l'opposizione che era in piazza è stata massacrata", ha replicato il ministro degli Esteri italiano, "Migliaia e migliaia di morti. Questo è inaccettabile. Quindi al prossimo Consiglio europeo di giovedì noi proporremo insieme ad altri sanzioni nei confronti dei pasdaran e daremo parere favorevole a chi chiederà di inserire i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche".
L’inserimento delle IRGC nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE resta un passaggio politicamente e giuridicamente complesso. La decisione richiede l’unanimità dei 27 Stati membri e finora alcuni governi hanno espresso riserve, temendo un’ulteriore escalation con Teheran e ripercussioni su dossier sensibili, tra cui il nucleare iraniano e la sorte dei cittadini europei detenuti nel Paese. Se approvata, la designazione comporterebbe conseguenze significative: congelamento dei beni, restrizioni ai movimenti e divieto di operare sul territorio europeo, colpendo uno dei pilastri del potere politico e militare iraniano, già designato come organizzazione terroristica da altri attori internazionali.
"Accolgo con favore la posizione del governo italiano sulla messa al bando dell'IRGC e ringrazio il ministro degli Esteri Antonio Tajani per averla portata a Bruxelles", ha intanto commentato su X il principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, "È ora di agire con decisione a sostegno del coraggioso popolo iraniano che lotta per liberare il mondo dal terrore della Repubblica islamica". Pahlavi ha rilanciato il post di ieri in cui il ministro Tajani aveva scritto: "In Iran le perdite subite dalla popolazione civile durante le proteste impongono una risposta chiara.Giovedì alla riunione dei Ministri degli Esteri europei a Bruxelles proporrò, in coordinamento con gli altri partner, l'inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche oltre che sanzioni individuali contro i responsabili di questi atti efferati".
"Gli Stati Uniti e i Paesi europei non nutrono alcuna sincera preoccupazione per il popolo iraniano, e il loro vero obiettivo è in realtà quello di ottenere l'accesso al petrolio, al gas, alle risorse naturali e alla ricchezza nazionale dell'Iran", ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Secondo l'Irna, ha poi aggiunto che "durante i recenti disordini in Iran, i paesi occidentali hanno apertamente sostenuto i rivoltosi e gli atti di violenza".
"Accolgo con favore la posizione del governo italiano sulla messa al bando dell'IRGC", cioè dei Guardiani della rivoluzione, "e ringrazio il ministro degli Esteri Antonio Tajani per averla portata a Bruxelles", ha scritto su X il principe
ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi. "È ora di agire con decisione a sostegno del coraggioso popolo iraniano che lotta per liberare il mondo dal terrore della Repubblica islamica", ha aggiunto.