La sinistra non-mélenchoniana trova il suo candidato di sintesi e avvia il cammino verso le presidenziali di aprile 2007 in Francia, nel tentativo di arginare le derive estremiste della gauche. Raphaël Glucksmann vince le primarie socialdemocratiche al primo turno e con il 66% dei voti diventa il candidato di quella sinistra che non intende seguire le orme oltranziste di Jean-Luc Mélenchon (sostenitori del Partito Socialista (PS), di Place Publique (PP) e della Sinistra Repubblicana e Socialista). Il leader della France Insoumise Mélenchon è infatti considerato troppo radicale anche da una parte della gauche, oltre che istigatore delle proteste che stanno mettendo a ferro e fuoco l’Esagono e che oggi vedranno scendere in piazza altri cittadini e studenti contro il degrado della scuola pubblica.
Glucksmann, presidente di Place Publique, riesce nell’impresa al primo turno sfiorando gli 80mila voti (79.613 preferenze) su un totale di 120.307 partecipanti (oltre l’80% di affluenza), davanti al segretario del Partito socialista e principale rivale Olivier Faure (14,46%), che segue a debita distanza, e davanti a Ségolène Royal al 7,6%, Emmanuel Maurel al 5,9% e Jérôme Guedj al 5,8%. La partecipazione è stata nettamente più bassa rispetto al record del 2011, quando circa 2,7 milioni di francesi votarono alle primarie socialiste e scelsero François Hollande. Eppure chiaro un messaggio arriva dagli elettori della gauche non mélenchoniana: niente accordi con gli estremisti. Glucksmann ha infatti escluso alleanze con gli «insoumis» (i «ribelli» di Mélenchon) mentre Faure non ha disdegnato l’ipotesi di campo largo.
Figlio del filosofo André Glucksmann, uno dei più celebri intellettuali francesi del Novecento, Raphaël ha fondato nel 2018 il movimento progressista ed ecologista Place publique (Pp) ed è europarlamentare da due mandati, dopo aver guidato la lista comune con i Socialisti. La strada per l’Eliseo sembra impossibile visto che Mélenchon nei sondaggi è il più quotato per un eventuale ballottaggio contro la leader dell’ultradestra Marine Le Pen. Glucksmann ha ammesso: «Questo primo posto non mi dà alcun diritto. Non ho vinto nulla. Mi obbliga ad ascoltare, convincere e unire di più le persone». Il leader di Pp ha però aggiunto: «Il risultato dice qualcosa di importante: una sinistra fedele ai suoi valori può unirsi, governare e vincere». Poi la speranza di farcela alle presidenziali e «voltare pagina sul macronismo, fermare l’estrema destra e cambiare la vita delle persone».
